#Trip Diary# La Musica con te che sanguini.

domenico
Tempo di lettura: 3' min
24 marzo 2014
Trip Diary

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• La Musica racconta i momenti migliori della nostra Vita, li assembla e ne esce una fabbrica di emozioni, di momenti da poter condividere, di cose da poter raccontare. E’ un soffio al cuore, un filo di vento caldo che ci trasporta oltre il confine, ci fa chiudere gli occhi, assaporare il piacere, facendoci diventare noi stessi i direttori d’orchestra, rigorosamente con bacchette in ciliegio.
La Musica – qualche volta – può portarti a tal punto di commuoverti, stremato a raccogliere quel che rimane di te stesso, oppure può farti arrabbiare talmente tanto, che ci provi a scappare da quello che sei, ma subito capisci che non ci scappi nemmeno se sei Usain Bolt. Ed è qui la fregatura, LA MUSICA SI IMPOSSESSA. E lo fa con classe, eleganza, senza fare domande. Quindi capisci che non è una questione di numeri, ma di emozioni vissute.
In fondo, siamo tutti bravi ed interpretiamo a pieno l’ ”Italiano Medio”, che se ne esce dalla propria regione, fa la scappatella ”tre volte” all’anno ”per spaccarsi”, rientrando dalla porta di casa con la lingua zeppa di termini modaioli, che al giorno d’oggi ti proiettano ad essere uno [stupido] alternativo, magari anche convinto di essere al passo coi tempi e perfino ”cool”.

• Quando invece entro al Robert Johnson il mondo, stupido e mediocre pure lui, mi è alle spalle. Dimentico la routine della vita quotidiana, la MUSICA e la GENTE qui dentro ricuciscono le ferite e fanno sorridere fino all’alba. Athanassios e Kahrs, quel giorno di parecchi anni fa, avevano in testa idee chiare e precise. Un ex circolo di canottieri tedesco, rimesso a lucido, dando vita e spazio ad uno dei club migliori al mondo. Un salotto di casa, spoglio e minimale; bastano una consolle, un piccolo angolo bar ed un balcone che gira attorno al locale, affacciato sul Meno che taglia di netto la città di Offenbach, là, lontana, fra grattacieli e palazzi imponenti, piena di luci e rumori, una specie di piccola Detroit Europea. L’R.J. non presenta insegne, ha una ”door policy” piuttosto soft, non pubblicizza i propri eventi con flyer o qualunque cosa voi immaginiate, non esistono liste e soprattutto è vietatissimo fare foto, video e quant’altro al suo interno. E’ un posto dove il DJ è al banco a bere uno ”Jager” con te e cinque minuti dopo te lo ritrovi fuori, pronto ad accenderti la sigaretta, perchè sai già che anche questa notte hai perso l’accendino. Qui non esistono lenzuola sbiadite, che descrivono un DJ come fosse un re; idolatrare qualcuno qui dentro diventa ”reato”. Qui il DJ fa il suo lavoro per otto-nove ora di fila e che importa se due dischi non sono a tempo, che importa se una volta o più salta la puntina, che importa se non è tutto fottutamente perfetto.
Zip e Sammy Dee quella notte là dentro, mi hanno fatto capire che fra la Musica e la Gente, non vi è alcuna linea sottile.
Ho compreso che tutto ciò che ti sconforta lo devi lasciare fuori da quella porta e pensare a vivere quei momenti, che rimarranno indelebili.
Non si pensa a mode, non si pensa a ‘Shazzamare’ un disco che parte, qui ci si rilassa fino al midollo e si balla come se il domani non arrivasse mai.
Sanguina il cuore, sanguinano gli occhi, prude l’anima, vibrano i timpani.
Quando il Signor Franzmann e MartinAudio, decidono di far partire l’ultimo basso, ruvido e pieno di vita, a mia volta mi allontano dal club. Il giorno dopo, io ed un mio caro amico, saremo ospiti da Markus Nikolai per un caffè e per il solito giro d’ispezione al ”FreeBase”. D’altronde, come disse Canetti: la musica è la migliore consolazione già per il fatto che non crea nuove parole. Anche quando accompagna delle parole, la sua magia prevale ed elimina il pericolo delle parole. Ma il suo stato più puro è quando risuona da sola. Le si crede senza riserve, poiché ciò che afferma riguarda i sentimenti.

Un abbraccio, E N R I C O .

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