Trickfinger – Trickfinger

polpetta
Tempo di lettura: 2' min
29 aprile 2015
Waxview

frusciante-128

Ah, gli anni ’90, i rave, la sbornia, i doposbornia e i viaggi di ritorno con i Red Hot Chili Peppers (ma anche no) in macchina; mi sarebbe piaciuto vivere quegli anni ma anagraficamente non mi è stato concesso quindi devo accontentarmi dei fantasmagorici racconti di chi c’era. Poi, probabilmente i Red Hot Chili Peppers non erano una scelta molto azzeccata ma era necessario menzionarli per iniziare la recensione di un disco di un ex membro della band californiana: John Frusciante. Dopo i RHCP, Frusciante intraprende una carriera solista con diversi successi e che negli ultimi 5 anni ha dimostrato un interesse verso i suoni “fatti a macchina”, interesse che ha portato Frusciante a pubblicare il primo LP sotto lo pseudonimo di Trickfinger, nome con cui aveva già fatto parlare nel 2012 con il Sect in Sgt EP.
L’album, come suoni e, soprattutto, come hardware, è vincolato ai primi anni ’90 e si contestualizza benissimo all’interno di un’etichetta come la Absurd di cui vi ho parlato qualche mese fa con TIN MAN. La cosiddetta slo-acid che suona grezza, embrionale, tant’è che quelli di Frusciante sembrano quasi degli sketch, degli appunti.
After Below è la traccia che apre il disco, cassa lenta, gli snare che salgono e la 303 che fino in fondo, incessante, fa da colonna portante.
Before Above, sembra uscita dall’ultimo album di Apex Twin, il problema è che Frusciante è stato volutamente “old school” e c’è riuscito egregiamente, senza né approfittarne né peccandone di presunzione.
Rainover, riprendendo il titolo, è il turnover del disco: la 303 inizia ad incattivirsi e la ritmica è sempre più serrata che forse alla lunga è un po’ monotona.
In Sain la bassline inizia ad essere davvero acida, rendendo questo un ascolto teso, dove si rimane
sull’attenti per capire dove ci sta portando; all’improvviso cambia volto, la graffiante macchina diventa un tappeto compatto, come se dovesse fungere da collante per unire in un unico flusso tutto quello che era stato frastagliato fino a quel momento.
85h è un treno, un missile che attraversa lo spazio-tempo e ti proietta in una foresta, con un soundsystem artigianale, tutti a testa china a cercare di seguire questo alternarsi, questo avvicendamento di suoni che a turno rovescia da una parte e dall’altra graffianti basisse e bella vertiginosi.
4:30 e 100mc4 sono due lentoni, quasi ballate analogiche che, come un tango dopo gli Iron Maiden, fanno prendere fiato prima dell’ultimo sprint, Phurip, che si apre con stab e clap e la stessa ritmica serrata sentita da Rainover in poi, la 303, ossessiva e incessante, con lo stesso giro si spegne, con una classica dissolvenza.

Un disco che vuole suonare come se fosse uscito nei primi ’90 e ci riesce. Bello.

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Tracklist:

1. After Below

2. Before Above

3. Rainover

4. Sain

5. 85h

6. 4:30

7. 100mc4

8. Phurip

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