PVP – Lusine: Just a Cloud.

md-romero
Tempo di lettura: 2' min
29 novembre 2017
POLPETTA VIDEO PASSION
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Lo squallore della routine, quel continuo loop da inferno dantesco senza un inizio e senza una fine, scandito solo dall’alternarsi di giorno e notte nel grigio panorama cittadino è diventato, per molti la normalità. Lo straordinario, l’estatico, il piacere vero, assoluto che si coniuga con entusiasmo e vitalità si perde nella monotonia, nella grigia disillusione che nulla, al di fuori del nostro intimo e squallido girone infernale esista. Non dissimilmente dalle figure chine di quel capolavoro distopico e anticipatore che è Metropolis di Fritz Lang avanziamo fra lavoro e reclusione, agognando un momento di pace che dura sempre troppo poco. Oppure no?

é notte, una giovane ragazza sale, come ogni giorno sullo stesso autobus per tornare a casa, è una ragazza come tante. Il mondo attorno a lei è cupo. non c’è niente di splendido, fantastico nella sua vita. Si infila le cuffie e si isola dal mondo. Parte la musica e tutto attorno a lei cambia, si trasforma, lei stessa nel suo intimo cambia e muta pelle, si sdoppia e i suoi pensieri si allineano alla traccia sonora. La mente, obliata dalla realtà diventa iperattiva. Le sinapsi generano forme, colori e portano il pensiero oltre i confini di ciò che è comprensibile. Alla fine del tunnel, in uno spazio bianco il sè nella sua mente tende la mano verso figure sfocate, raggiungendo quasi un ipotetico Nirvana, la pace dei sensi. Solo per un istante. L’autobus si ferma, la ragazza apre gli occhi e torna nel mondo reale. Scende dal mezzo e scompare dalla nostra vista.

Questo è il video di Just A Cloud di Lusine, diretto da Jeremy M Lundborg. Un videoclip che cattura alla perfezione gli intimi spazi di meraviglia che la musica può generare nell’animo umano, con uno splendido lavoro di luci di Alex Borton, portando all’esperienza trascendentale che rimane intima grazie all’isolamento di cuffie ed auricolari e rende l’altrimenti sopracitata routine insostenibile, mantenendo viva in noi la certezza di cose grandi e meravigliose oltre lo spazio urbano soffocante. La musica è da sempre simbolo di salvezza e ribellione.

Gli Indeep cantavano: Last night a DJ saved my Life. In questo contesto non si parla tanto di vita nel senso fisiologico del termine quanto di vitalità, energia vitale, perennemente risucchiata dalla creatura metropoli nel suo frenetico ritmo che non ammette pause o deviazioni da percorsi su rotaia prestabiliti. il videoclip di JUST A CLOUD, nella sua semplicità (strizzando l’occhio a 2001: A space Odyssey) cattura esattamente il ruolo fondamentale che la musica ha per tutti noi: catalizzatore creativo, fonte di energia, ispirazione e di salvezza da un altrimenti grigio e schematico mondo dove le distopie o meglio i moniti di Terry Gilliam, Philip K. Dick, Fritz Lang e Shinya Tsukamoto sono divenuti la quotidiana realtà.

MUSIC WILL SAVE US ALL.

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