PVP – Bronski Beat: Smalltown Boy.

md-romero
Tempo di lettura: 3' min
17 gennaio 2018
POLPETTA VIDEO PASSION

54 Bronski Beat

Inizia un nuovo anno per PVP ed è necessario inaugurare come si deve questo 2018 con uno dei pezzi più rappresentativi di un’era nonchè uno dei preferiti di chi scrive: Smalltown Boy di Bronski Beat singolo tratto dall’album d’esordio The Age Of Consent, datato 1984.

Ma prima un pò di background. Il periodo da fine anni 70 alla fine degli 80 è stato cruciale per la formazione e lo sviluppo del movimento LGBT a livello mondiale. I media che riflettono, più o meno esplicitamente sulla queer culture negli anni 80 si moltiplicano. Artisti come Bronski Beat, Petshop Boys, Village People, Judas Priest e Queen mettono in luce senza timore il loro orientamento sessuale e promuovendo la tolleranza.

La ragione grave e profonda di questo coming out di massa è stato dovuto principalmente alla demonizzazione delle persone LGBT durante tutta l’era Reagan nonché alla paranoia del contagio del morbo dell’AIDS che, nel senso comune era una malattia di cui non c’era una grande disinformazione. L’AIDS è stata fino a metà degli anni 90 malattia esclusiva dell’omosessuale in quanto lo stereotipo voleva il mondo queer come popolato da famelici predatori sessuali vestiti di pelle (questa concezione si rifà all’ambiente dei Leather Bar, luoghi di incontri semiclandestini che erano sbocciati verso la fine degli anni 70, demonizzati dal mondo per bene e da pellicole come Cruising di William Friedkin e ridicolizzati nella pecoreccia serie Police Academy).

Questa demonizzazione e persecuzione delle persone omosessuali scatenò una reazione, una ribellione che portò alla luce in campo sociale ed artistico un immaginario queer non stereotipato ma umano, facendosi beffe, non a torto del machismo dell’era Reagan.

Un esempio sta nell’adorazione di colossi palestrati e bisunti a petto nudo come Schwarzenegger e Stallone da parte dei reazionari. Pellicole piene di uomini nerboruti poco vestiti, come ad esempio Predator di McTiernan alla luce dell’apertura mentale del XXI° secolo si tingono di sottotesti involontariamente (ma quanto?) omoerotici non indifferenti, così come un film come Nightmare 2 – Freddy’s Revenge, rivisto con questa coscienza in testa sprigiona tutto il suo contesto queer divenendo un horror di uno spessore non indifferente. Ma bando alle ciance e prendiamo in esame Smalltown Boys dei Bronski Beat.

La canzone, il suo incedere malinconico ma dinamico, il testo e il video stesso raccontano una storia come tante, una storia di una quotidianità nascosta, di un giovane ragazzo gay dei sobborghi che deve nascondere la sua identità sessuale ai genitori. Passa le giornate in solitudine, o a guardare i nuotatori alla più vicina piscina.

Un giorno uno di questi, di cui il protagonista (Jimmy Somerville, uno dei componenti dei Bronski Beat) è innamorato, incrocia il suo sguardo e gli sorride. Spinto dagli amici (Steinbachek e Bronski gli altri due componenti della band), Jimmy entra negli spogliatoi ma il giovane lo rifiuta. Ancora peggio durante la sera intercetta il nostro protagonista assieme ad un gruppo di motociclisti omofobi e da il via ad un pestaggio.

Il giovane viene scortato il mattino dopo a casa da un poliziotto. La comunicazione fra i genitori, già difficile, raggiunge la massa critica il seguito all’accaduto e Jimmy decide di lasciare la casa, con strazio della madre e terribile freddezza del padre. Il video si conclude con Jimmy che sale a bordo del prossimo treno per portarlo a Londra, lontano dai sobborghi. Questa volta non da solo, con lui infatti ci sono Steinbachek e Bronski, gli amici di sempre.

Il video, sebbene non abbia nulla a livello tecnico di straordinario, anzi risulta un prodotto profondamente televisivo e senza alcuna performance del trio, diventa memorabile per il messaggio, la storia che vuole raccontare. Lo spettatore attuale (si spera leggermente evoluto rispetto ad oltre trent’anni fa nella visione dell’altro) potrebbe non vederci niente di strano nella vicenda narrata, forse addirittura trovarla banale. Per questo è importante contestualizzare il video nell’anno 1984, nel pieno della persecuzione mediatica sugli omosessuali e in piena paranoia AIDS.

Il rallenti sinuoso del nuotatore che esce dall’acqua, il corpo maschile profondamente sessualizzato e carico di immaginario erotico al posto della solita maggiorata mangiauomini (si pensi al video Boys Boys Boys di Sabrina Salerno del 1987, motivo di calli, polluzioni notturne e lenzuola inamidate di molti preadolescenti). Il punto di vista di un fragile e normalissimo ragazzo gay con cui lo spettatore è obbligato ad identificarsi è un grido identitario non da poco.

Nonostante le forti tematiche queer, Smalltown boys in un contesto più ampio è diventata la canzone per eccellenza di chi, sentendosi diverso è comunque intrappolato in una vita ai margini per incapacità di esprimere la sua natura con assoluta tranquillità. Sviliti nell’animo da realtà suburbane della piccola borghesia per bene, da preconcetti e pregiudizi.

 

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