Italia 2018: una realtà urticante. Riflessioni sulla tragedia di Corinaldo

sergio-creep
Tempo di lettura: 5' min
10 dicembre 2018
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Questo week end si è consumata una tragedia di cui purtroppo avrete già sentito parlare tutti e abbondantemente

Sei persone hanno perso la vita, fra cui cinque minorenni e una giovane madre che accompagnava la figlia al concerto del famoso trapper Sfera Ebbasta. Ci troviamo nell’anconetano, vicino ai luoghi teatro della crescita culturale ed artistica dell’intrattenimento notturno made in Italy. Ripercorriamo le tappe dell’accaduto per risalire meglio ai dettagli relativi ad un fatto di cronaca nera che, purtroppo, rispecchia una realtà moralmente dissestante, ma al contempo molto rappresentativa in tema di mala-gestione e scarsa attenzione ai dettagli che viene sempre più spesso riservata alla sicurezza e all’adeguatezza dei luoghi.

Ma andiamo per gradi.

Intorno le ore 22:00 Sfera Ebbasta si trova fra le mura del noto locale della riviera “Altromondo Studios” per esibirsi in un live a giusto un’ora di macchina dal “Lanterna Azzurra”, luogo in cui la sciagura avrà luogo solo poco tempo più avanti. Mentre il trapper si dirige da un locale all’altro (intorno le 22:30 stando alle ricostruzioni) accade il fattaccio: viene spruzzato dello spray urticante all’interno del locale che lo attende, provocando un sovraffollamento spropositato fra le uscite di emergenza.

Proprio qui, fra interno ed esterno, vi è una sottile rampa di cemento con ringhiere arrugginite che permette di oltrepassare un piccolo fosso il quale circonda il locale, oltrepassato quello si ha libero accesso ai parcheggi.

Questo è l’attimo in cui una ringhiera cede. La caduta è di un solo metro, ma il numero di persone che si sovrappone al suolo è simile al centinaio.

Asfissia, fratture, shock e morte sono il frutto di un qualcosa di “non previsto” a cui avrebbero dovuto sopperire le uscite di emergenza.

Oggi è importante per tutti porsi numerosi interrogativi su questa tematica ed esplorarla nella maniera più assoluta ed imparziale (senza sostituirci alla legge o a chi ne tutela il suo rispetto), poichè l’intrattenimento musical-culturale risulta essere ancora benzina dei nostri motori, come per quelli di tutti voi lettori, soprattutto in momenti come questi, in cui emerge l’importanza che eventi di tale natura hanno per imprenditori e fruitori, in chiave economica come in chiave di crescita collettiva e di coesione comunitaria, ma dove purtroppo capita di vedere trascurati dei punti fondamentali per la sicurezza o per il corretto svolgimento di molti di essi.

Innanzitutto, per avviare un’analisi corretta e costruttiva, è giusto scindere le parti in gioco e le relative responsabilità in fatti tipo questo: da una parte ci troviamo gli aspetti di gestione di un locale come un altro, dall’altra il pubblico che alle volte contiene alcune macchie nella sua composizione biologica, come piccoli tumori che ovviamente sono causati da fattori intrinsechi alla società e che devono essere a loro volta esplorati per permetterci di individuare la quadratura del cerchio.

I club stanno subendo una loro personalissima asfissia dovuta (probabilmente) ad un altra mala-gestione nascosta in maniera meticolosa e controversa nella macchina burocratica che si cela dietro ogni evento: l’organismo Siae che percepisce ingenti percentuali dagli incassi, da sommare alle tasse statali già presenti; limitazioni su limitazioni, partendo dai volumi audio fino ad arrivare a limiti di capienza legale che non permette di garantire (in molti casi) un corretto ascolto come un pareggio fra spesa ed incasso. A meno che non vi siano prezzi di ingresso proibitivi per la maggior parte di noi, motivo per cui anche i drink spesso costano una follia.

(continua sotto)

sfera ebbasta urticante

(foto ANSA)

 

Tutti questi fattori sono sicuramente uno stimolo per l’attuazione di politiche così definite “illegali” per garantire un servizio fondamentale come quello dell’intrattenimento, senza risultare un totale fallimento per le realtà imprenditoriali nei backstage.

Purtroppo i mecenati in questo campo non esistono più.

Il pubblico invece, che si trova ad affrontare uno scenario limitato già nella sua proposta, non può far altro che adeguarsi risentendo direttamente delle politiche di “austerità” e imparando a conviverci, mentre lo scenario economico e culturale ha subito notevoli ridimensionamenti dai tempi della famosa “crisi” ad oggi.

Tutto questo non può che provocare estraneazione agli show proposti, lasciando spazio a momenti di inavvertita violenza psicologica come nei casi in cui lo spray orticante diventa diversivo per motivare piccoli furti.

Presentate le forze in gioco dovrebbe essere più semplice individuare i punti focali su cui concentrarsi per la creazione di un sistema di intrattenimento paritario nelle responsabilità e pacifico nello svolgimento, per questo non andremo a cercare i colpevoli di questa singola faccenda ma bensì cercheremo possibili futuri scenari per far si che tutto ciò non accada nuovamente:

1-Il primo punto su cui bisognerebbe concentrarsi a nostro parere è la PRIVACY.

Dal momento in cui i singoli diventano collettività, la privacy andrebbe rispettata solo nella tutela dalla condivisione di immagini in cui si è ritratti, mentre la perquisizione prima dell’ingresso all’interno dei locali dovrebbe divenire obbligatoria, come accade nei club più famosi del mondo e del centro Europa grazie alla security dei locali e non tramite la polizia, precisiamo.

2-Altro tema fondamentale riguarda i LUOGHI.

Siccome la tendenza a non rispettare i limiti numerici imposti dai piani di sicurezza è sempre più alta (e la legge lo permette), i comuni dovrebbero essere i primi elementi a mettersi in gioco nella tutela del patrimonio culturale che deriva dagli eventi, insieme alla tutela della sicurezza dei partecipanti, indicando luoghi adatti, partecipando alle iniziative ed interagendo in maniera attiva con organizzatori, fruitori e organi di sicurezza, permettendo così uno scarico di responsabilità ai singoli previo firma di una liberatoria (cosa prevista da ogni evento di natura associativa), accentuando inoltre la presenza delle amministrazioni locali nel tessuto urbano e rivalutando la miriade di luoghi in disuso presenti sul territorio nazionale.

Seguendo questo principio potrebbe essere buona pratica proporre eventi “commerciali” o “di massa” solo d’estate (in mancanza di location adeguate per l’inverno) e in luoghi aperti come Parchi o aree verdi, privilegiando le esplorazioni delle minoranze artistiche nei piccoli club aperti in periodo invernale.

Questo punto andrebbe sviscerato ulteriormente in memoria dei fatti di Torino 2017 (piazza San Carlo, 1527 feriti e 1 morto), in cui un luogo più ampio e la tutela dei partecipanti mediante il divieto ed il controllo contro l’introduzione del vetro sarebbero stati fondamentali per evitare un disastro di quella portata.

3-PROIBIRE LA VENDITA DI SPRAY URTICANTE.

Trovare dei surrogati per la difesa personale e fare in modo che siano tutti riconducibili a chi ne fa uso o a chi ne possiede uno.

4-L’arte e la cultura, siccome non tutelate da enti statali o territoriali, devono avere COSTI RIDOTTI per i produttori di eventi e pubblico.

Chiunque ha subito la perdita di un caro in circostanze simili può tranquillamente attribuire parte delle colpe alla trascuratezza dei fattori sicurezza e controllo, primi settori a subire il disinteressamento degli imprenditori in funzione di incassi sempre più difficili da garantire, anche per un semplice pareggio di bilancio.

Fra questi punti se ne possono aggiungere tanti altri per prevenire qualsiasi rischio ci circondi durante il concerto del nostro artista preferito, come durante la proiezione della partita della squadra del cuore al maxi schermo, ma siamo stanchi di vedere morti per diretta (o indiretta) causa del dio denaro.

Per questo vi lasciamo la libertà di integrare questo articolo con le vostre idee, commenti, pensieri e qualsiasi cosa vi sentiate di segnalare rimanendo inerenti al tema, per promuovere il diritto al divertimento sano e per riprenderci le nostre responsabilità in quanto pubblico.

Perchè il mio desiderio è proprio questo, che ognuno di noi riesca a rendersi responsabile delle proprie azioni e delle ripercussioni che queste hanno sulla comunità, non esattamente come quanto passa fra le righe delle dichiarazioni del nuovo presidente di Siae Giulio Rapetti (aka Mogol): “Chiedo che il ministero dell’interno faccia maggiori controlli, la sicurezza non deve essere in secondo piano rispetto gli introiti”.

Se lo dite voi….

 

Sergio Mannino

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