IL DOTTOR DIVAGO – The Lobster: L’oloturia parla dell’aragosta

elia-morra
Tempo di lettura: 3' min
4 aprile 2016
Art, In primo piano

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Impressioni sul film prima e dopo aver camminato da solo per Milano ascoltando Josè Gonzàlez (il nemico naturale dello Xanax)

 

The Lobster è la fantastica celebrazione del lato patetico dell’amore.
Ogni amore, anche il più romantico ed elegante come quello tra la Blasi e Totti, ha un oscuro lato “formale”. Inevitabile, a conti fatti, quello in cui tutti cadiamo nel momento in cui finiamo per essere una coppia e non più un solo singolo. Non sei più “tu” siete “voi”.
Visti da fuori e con occhi diversi somigliamo sempre di più alla parodia di noi stessi e ci plasmiamo nel tentativo di mantenere un equilibrio nel rapporto con un’altra persona.

Ma la domanda che The Lobster ci pone è “per quale motivo? con quale scopo?”. Senza scadere nella facile apologia dello scapolo o della zitella, la riflessione che il film porta con se ha come fulcro di tutto la sessualità.
Perché se si parla di rapporti, spesso, si parla sopratutto di quella cosa lì: prese e spine, tappi di sughero e bottiglie, treni e gallerie ecc…

I personaggi di The Lobster non hanno erotismo, o meglio hanno la pretesa di essere in possesso dell’erotismo, ma lo stigmatizzano con secchiate di romanticismo fine a se stesso. I personaggi di questo film vivono come a San Valentino tutto l’anno, tutti parte del meccanismo sintetico dell’amore stesso. Nessuno segue il proprio istinto erotico animale.
Non è un caso che le persone senza anima gemella vengano tragicamente trasformate in animali.
In The Lobster le persone non vanno a caccia di single sessualmente parlando, ma vanno a caccia di single con il fucile e proiettili narcotizzanti (nel vero senso della parola).

L’idea di base è specchio della contemporaneità. La donna e l’uomo non devono stare da soli, possono celebrare la propria vita soltanto mantenendo un saldo rapporto di coppia, scegliendosi come da un catalogo. Le persone vengono associate per ovvie caratteristiche fisiche e comportamentali come: il sanguinamento del naso e la capacità di allacciarsi velocemente la giacca. Eugenetica al lume di candela.

The Lobster conserva ed esalta l’ironia dell’ovvio con maestria. Tutti i dialoghi, rispecchiano la staticità delle conversazioni impacciate dei primi appuntamenti. Sembrano tutti convinti di quello che fanno, anche se non sanno cosa stanno facendo.
A tratti, il ritmo del montaggio e la costruzione dei personaggi nel film sembrano opera dalla penna di Murakami, ed invece Yorgos Lanthimos, il regista, è greco. Lo tzaziki con il shashimi è più buono di quanto pensiate.
The Lobster dopo aver camminato da solo ascoltando Josè Gonzàlez.


Le persone in questo film scivolano come le gocce sul finestrino dell’auto, tu le guardi rincorrersi e speri che prima o poi si troveranno. Ma perché? Perché la solitudine ci fa così paura? Perché ci mette in relazione con i nostri (e solo nostri) veri sentimenti riguardo la vita stessa ed è un percorso molto complesso da gestire. In certi casi la totale mancanza di sentimenti è essa stessa la celebrazione dei sentimenti stessi, ma quando ci troviamo soli non sappiamo più se siamo in grado di provarli. Non a caso la frase cardine del film è: “è più difficile fingere di provare sentimenti che non si hanno, che fingere di non provare sentimenti che si hanno”.
Nel mio caso ci ho pensato, se sarò destinato a diventare un animale voglio trasformarmi in un oloturia,  comunemente chiamato cetriolo di mare, perché vive in acqua, sembra uno stronzo, ma anziché galleggiare resta felice sul fondo del mare.

 

 

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