ELECTION 2016 #Trip Diary from U.S.A

polpetta
Tempo di lettura: 3' min
1 febbraio 2017
Art

Le elezioni americane e il ruolo dei Media visti da un italiano a New York.

Le elezioni presidenziali statunitensi sono state l’evento mediatico globale che ha caratterizzato il 2016. In tutto il mondo abbiamo seguito l’evolversi della campagna elettorale, portata avanti a muso duro da ambo i candidati a colpi di accuse e, alle volte, insulti. Ma se da un lato gli attacchi reciproci dei due candidati hanno caratterizzato i comizi tenuti da una costa all’altra del paese, i Media hanno giocato un ruolo fondamentale, non solo agendo da intermediari, ma costituendosi parte attiva nel processo democratico di una delle Nazioni più potenti al mondo. Durante l’ultima settimana di campagna elettorale ho potuto immergermi di persona in quello che a tutti gli effetti è stato il più grande show politico dell’anno appena trascorso, addentrandomi in quel dedalo di grattacieli ed etnie che è New York.

Girando per le strade si ha l’impressione di essere catapultati in una città dei balocchi 2.0 dove maxischermi e bandiere Stars and Stripes prendono il posto dei palloncini e gli studi itineranti delle emittenti televisive rimpiazzano giostre e bancarelle di dolciumi. Le grandi testate come il New York Times e il Daily News riempivano le prime pagine con gli ultimi pettegolezzi delle elezioni, NBC NEWS & Co. trasmettevano h24 edizioni speciali e trafiletti; Internet e i Social non sono di certo stati da meno. Se questo è il « normale » processo di informazione cui ci stiamo abituando, sebbene portato a livelli di spettacolarizzazione che in Europa abbiamo visto, forse, solo con la massiva campagna referendaria del Si e del No, o con le Primarie della Droite prima e della Gauche poi in Francia, quello che a noi sfugge è la sua funzione politica.

Negli States, come ormai in forma sempre maggiore anche qui in Europa, l’astensionismo gioca un ruolo importantissimo nell’intero processo democratico, costituendo un immenso bacino di possibili voti per uno o per l’altro candidato, ecco quindi che parallelamente alla campagna elettorale i Media sono stati promotori di una fortissima campagna di sensibilizzazione al voto, costituendosi quindi non solo come sistema di informazione, ma anche come organismo statale.

Su Instagram, Facebook e Twitter tramite la localizzazione GPS era possibile ricevere aggiornamenti sulla posizione dei seggi elettorali più vicini, indicandoli poi sulle applicazioni Maps degli smartphone. Time Square, notoriamente tappezzata di Maxischermi, è stata usata come immensa bacheca sulla quale venivano trasmessi in loop messaggi che spronavano a votare.

Anche attori e star dello spettacolo si sono apertamente schierati. Insomma un’immensa mobilitazione mediatica volta al processo democratico.
A incrementare l’aspetto spettacolare di questo evento pero’ non è solo il ruolo dei Media. E’ nota l’enorme quantità di denaro che gira intorno a eventi di questo tipo, se una fetta consistente è data dalle lobby che supportano i candidati e dai vari contribuenti che finanziano le rispettive campagne elettorali, una buona parte ruota intorno alla vendita di gadget vari che costituisce un vero e proprio Business. In tutti i negozi di souvenirs era possibile acquistare, oltre alle classiche statuette di Lady Liberty, T-shirt, berretti e spille raffiguranti i visi o i simboli di Hillary e Trump, ma non solo;

Nelle pasticcerie si potevano acquistare Cupcakes e biscotti delle elezioni e negozi di costumi vendevano maschere di lattice con i tratti dei candidati. Gli elettori, comprando questi gadget, da un lato professavano la loro fede politica, dall’altra incrementavano il numero di immagini che circolavano, alimentando ed entrando cosi a far parte del grande show.

Le U.S.A Presidential Election 2016 sono state l’ennesimo esempio dello Spettacolo in pure stile American Dream, e se di per sé tutto cio’ non sia una novità (lo si era già visto otto anni fa quando a correre per la Casa Bianca era Obama, di cui tutti ricordiamo il ritratto di Shepard Fairey e il famoso slogan YES WE CAN) il risultato di queste ultime ci mostra come questo processo sia ulteriormente evoluto, concretizzando e radicalizzando il potere dei Media. Welcome to the Show!

words & pics by Gianluca Rigo

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