DISCLOSURE PRESENTS WILD LIFE @DC10: BUSINESS OVER MUSIC

luca-vitale
Tempo di lettura: 2' min
16 marzo 2017
Il Giovedì di Vith

Ultimamente stiamo assistendo a diversi annunci particolarmente bislacchi dal punto di vista degli accoppiamenti musicali: Joseph Capriati che si esibirà a NYC con Little Louie Vega, il quale a sua volta suonerà a Ibiza con Dixon durante il tradizionale appuntamento di inizio stagione, l’ International Music Summit.

Nuove e concrete speranze di collaborazioni proficue? Difficile.

Abili mosse di mercato? Più probabile.

Discutibile? Sicuramente.

Nonostante in questi anni abbiamo visto susseguirsi in consolle celebrità televisive ed influenti personaggi del mondo dello spettacolo, il filone sembra essere ricalcato anche da chi non te lo aspetti: il duo inglese Disclosure, astri nascenti del frammentato panorama elettronico inglese, hanno annunciato una residenza al DC10 di Ibiza per ben 4 date, nelle quali si esibiranno diversi artisti a loro legati.

I Disclosure avevano annunciato uno stop a Febbraio dopo diversi anni di tour in giro per il mondo, nei quali hanno raccolto larghi consensi dalla critica, e hanno aggiunto che due “special things” sarebbero arrivate nel corso del 2017. Questa è la prima.

Che risonanza potrà avere questa scelta sul proseguo della carriera dei Disclosure? Con ogni probabilità il loro bacino di accesso aumenterà a dismisura considerata la location scelta e il tipo di pubblico a cui desiderano rivolgersi.

Ma dall’altra parte alcuni dubbi rimangono: i Disclosure avevano davvero bisogno di questo fuori-programma per aumentare la loro visibilità, considerati gli ottimi risultati raggiunti nei loro concerti? Ma soprattutto, come è possibile che un gruppo proveniente da tutt’altro settore musicale abbia il passepartout per accedere a una delle consolle più ambite del mondo senza alcun tipo di referenza di livello in merito?

D’accordo, i Disclosure come i Chemical Brothers o i Moderat (più precisamente, Apparat) utilizzano spesso la formula del dj set, ma spesso questa viene utilizzata dai promoters come specchio per le allodole per proporre ai vari festivals il grosso nome senza l’affronto della spesa prevista per il live, proponendoli come qualsiasi dj; di fatto, però, i suddetti non sviluppano nella loro carriera doti tali da dj da poter proporre un programma continuativo, focalizzandosi giustamente sulla loro vera natura delle esibizioni dal vivo.

La digressione musicale di un dj/gruppo/solista denota spesso grandi doti di polivalenza, curiosità, ricerca, ma in questo caso penso che sia deleteria per i Disclosure, le cui pecche sono abbastanza evidenti: la valutazione decisamente alta della propria popolarità, tale da voler associare il proprio nome a Ibiza, non proprio un modello di perseveranza nella ricera musicale al giorno d’oggi ma più lanciata verso una mentalità di business sulla VIP Class, e la grande dimostrazione di poca fedeltà alle proprie linee guida, proprio quelle che li hanno resi così celebri nel mondo, buttandosi su un terreno decisamente poco agevole per chi di piste da ballo non se ne intende troppo.

Come si suol dire, i Disclosure, forse, hanno fatto il passo più lungo della gamba.

Staremo a vedere.

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