Capriccio 2000: dance elettronica di inizio millennio in mostra alla Fondazione Sandretto

elena-bertelli
Tempo di lettura: 2' min
8 aprile 2019
Art
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Cosa succede quando 3 curatori coinvolgono 7 artisti attorno al tema della cultura musicale dance elettronica nell’Italia all’inizio del nuovo millennio?

Lo potete scoprire da lunedì 15 aprile alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Qui alle 19 inaugurerà la mostra “Capriccio 2000”, una collettiva a cui hanno partecipato Dafne Boggeri, Caterina De Nicola, Andrea De Stefani, Lorenza Longhi, Andrea Magnani, Michele Rizzo, Giuliana Rosso, riuniti da Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos, tutti giovani curatori in residenza per tre mesi alla Sandretto.

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mostra fondazione sandretto torino

Michele Rizzo, HIGHER xtn., 2018 Performance Documentation, Courtesy: the artist and Stedelijk Museum Amsterdam, Photo: Maarten Nauw

 

La mostra

In musica, per capriccio si intende una composizione di forma varia e libera rispetto al ritmo e allo stile. In pittura, il termine fa riferimento a fantasie architettoniche di matrici diverse, riunite a formare paesaggi fittizi ma plausibili. A partire da queste sfumature di significato, la mostra Capriccio 2000 attraversa l’insieme delle culture della musica dance elettronica nell’Italia al volgere del nuovo millennio – particolarmente il genere hardcore – proponendone un paesaggio sensoriale: uno scenario composto di tinte al neon, gestualità ritualizzate e corpi indolenti, disseminati tra i detriti della vita suburbana.

Sono svariati gli esempi di culture legate al clubbing e ai rave che in passato sono state canonizzate come spazi di resistenza. L’arrivo dell’hardcore negli anni ‘90 introduce invece un’estetica assai più nebulosa e nichilista. Strettamente legato al consumo di massa fin dai suoi esordi, l’hardcore è ben presto diventato uno dei linguaggi musicali più popolari dei primi anni 2000, diffondendosi capillarmente tra le varie scene giovanili di tutta Europa.

Considerato dai più un genere dalle scarse pretese intellettuali e per lo più folcloristico, l’hardcore è espressione di un momento culturale del tutto peculiare scaturito da geografie Europee spesso ignorate.

Focalizzandosi sulle periferie la mostra si relaziona con la cultura giovanile propria dei paesaggi post-industriali italiani. Tali spazi non centralizzati arrivarono a sviluppare la cultura dominante di quel periodo, sotto l’influenza di tendenze che venivano filtrate dalle città del nord Europa.

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mostra fondazione sandretto torino

Installazione di Andrea De Stefani 2018 Dry landscape (babylon beach) (1)HI

Ripreso dal titolo dell’installazione di uno degli artisti in mostra, Andrea De Stefani, Capriccio 2000 abbraccia una diversità di approcci e metodologie, dall’incontro diretto con storie proprie della musica dance elettronica nel lavoro di Michele Rizzo, ai paesaggi più astratti ed evocativi dell’opera video di Dafne Boggeri LIANE, fino alla gioventù abulica e svogliata ritratta negli intimi dipinti di Giuliana Rosso.

Concepito con un insieme immersivo, il percorso espositivo mette in primo piano l’esperienza sensoriale per incarnare l’umore e lo spirito distintivi di quel periodo storico.

La mostra segna anche il lancio di una pubblicazione che riunisce testi poco conosciuti sulle culture della musica dance elettronica in Italia e in Europa che include contributi di Federico Chiari, Riccardo Balli, Valerio Mattioli e Alberto Guerrini (Gabber Eleganza), unitamente a quelli degli artisti in mostra.

 

 

Words: Elena Bertelli

 

Immagine di copertina: Dafne Boggeri, LIANE, 2017, Video digitale, colore, audio originale, 16′. Courtesy l’artista, si ringrazia Marsèlleria.

 

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