In Sintesi: Roland TR 808 – 909

tommi-marchesini
Tempo di lettura: 2' min
8 maggio 2018
In sintesi
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Il motivo principale per cui sono nate le “sempreverdi” Roland TR-808 e TR-909? Dare ritmo alle jam solitarie e riempire quei momenti in cui venivano legati i polsi e le caviglie al batterista molesto

Non sempre si ha la possibilità di avere dietro la propria chitarra o il proprio microfono, la pedaliera, il bassista, il cantante e.. il batterista. Eppure sono elementi che sono quasi sempre necessari quando si deve concretizzare un’idea musicale nel migliore dei modi. Certo non è una regola – Imogen Heap ha costruito una hit con un vocoder e un testo ben sillabato – ma non ci sono molte Imogen Heap in circolazione.

Il motivo principale per cui sono nate le “sempreverdi” Roland TR-808 e TR-909 nei primi anni ‘80 è proprio questo. Erano un salvagente per dare ritmo alle jam solitarie, o per riempire quei momenti in cui venivano legati i polsi e le caviglie al batterista molesto.

La 808 è stata la prima ad essere lanciata, in forte battaglia con la competitor di allora, la Linn LM-1. E’ il lontano 1980 e la 808, al contrario della concorrente che operava con sample digitali, vanta suo interno un motore di sintesi completamente analogico. A causa di una grossa difficoltà nel reperire parti di ricambio, nel 1983 la Roland la mette fuori produzione ma le 12.000 unità messe in circolazione segnano le sorti di molti generi musicali. La 808 viene accolta immediatamente dalla comunità hip-hop grazie al suo “kick drum” abissale e viene introdotta, come un vangelo nella casa di un santo, in tutti gli studi dei più grandi musicisti elettronici.

Nel 1984 la Roland fa uscire la sorella, più robusta e più aggressiva TR-909, questa volta con piatti e hat sotto forma di sample. Ecco il secondo buco nell’acqua – i musicisti preferiscono i suoni realistici della concorrente, e la Roland nel 1985 decide di ritirare anche la sua seconda drum, ignara di aver creato un secondo “game changer” per coloro che la musica la creano e la ascoltano nei sotterranei bui e umidi.
Elogiata ancora oggi per la sua aggressività, la 909 diventa sinonimo di Techno, e Acid House, e il suo charleston aperto diventa un marchio di fabbrica.

La cosa che fa riflettere è come in realtà questi fenomeni nascano puramente per caso; ancora oggi nel 2018 – più di trent’anni dopo la nascita e la morte “a bilancio” delle due TR – la stessa Roland ripropone, riproduce, ricrea e ricampiona questi suoi “errori industriali”, inserendoli in prodotti nuovi e moderni come la TR-8 e la nuova TR8-S (entrambe con sintesi digitale).

È sicuramente utile per coloro che non possono permettersi un originale (il prezzo per una 808 originale si aggira intorno €4.000, mentre la sorella si porta via a circa la metà) ma al contempo è affascinante pensare alla forza che hanno le nicchie nel definire i cambiamenti, e spesso questa forza viene sottovalutata dalle grandi aziende che devono far quadrare i bilanci. La nicchia è quell’unica realtà realmente guidata da emozioni concrete, che segna e cambia culture, onde di pensiero e spesso la storia. Ed è inutile cercare di “creare” delle nicchie – questi fenomeni sono casuali, e spesso frutto di errori e fallimenti commerciali che si creano per casualità, adottando una forma completamente diversa da quella pensata per il prodotto che la caratterizza.

Pensare che Chuck Tailor, le Converse, le aveva create per giocare a basket.

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