PVP: 10 buoni motivi per guardare Mozart In The Jungle

md-romero
Tempo di lettura: 5' min
9 maggio 2018
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Oggi su PVP parliamo di Mozart in The Jungle, ma prima è necessario fare una premessa.

La commedia americana è strutturalmente il mondo meno originale che esista. Certo, una cultura che trova Adam Sandler remotamente divertente dovrebbe scomparire dalla faccia della terra senza far troppo rumore, invece sono ancora qui, a sfornare film dopo film, serie tv dopo serie tv, l’apologia del coglione qualunque come persona straordinaria.

Il sottoscritto ha sempre odiato il mondo delle fresche commedie americane di successo dove la ricetta è sempre la stessa: L’average Joe o la Plain Jane a seconda dei casi, personaggi mediocri, innocenti con il fascino dell’uomo qualunque, entrano in una realtà fuori dagli schemi, competitiva, estrema, variegata e grottesca. Nel corso degli episodi il nostro eroe, o eroina, fra una scopata col superiore e un conflitto con la figura paterna/materna sostitutiva riuscirà ad emancipare la sua mediocrità divenendo qualcuno. L’average Joe e la Plain Jane dovrebbero essere, almeno nel mondo della fiction, relegati a ruoli da comprimari, spazzati sotto il tappeto come comparse della vita, ed invece si ritrovano sempre al centro delle vicende, sconvolgendo le vite di personaggi altrimenti straordinari. Bimbi, siate insipidi e la vita a fine serie vi sorriderà dopo che vi sarete scopati mezzo cast.

Non fa eccezione il serial di successo Mozart in The Jungle prodotto da Amazon Prime, arrivato ormai alla sua quarta stagione. La storia della dolce oboista sempliciotta che arriva a New York a bazzicare l’orchestra filarmonica di New York, dove tutti sono sull’orlo di una crisi di nervi, strafatti o folli o tutte e tre, ha conquistato il cuore di molti telespettatori che si sono forse immedesimati nelle vicende della campagnola arrivata nella grande mela e che in tre stagioni è riuscita, oltre a diventare prima oboista della filarmonica, suonare con un’orchestra quotata, fare da costumista ad una nota cantante lirica, girare il mondo e divenire direttrice d’orchestra, portarsi a letto tutti i comprimari maschili piacenti.

Niente di nuovo sotto il sole, sembra di assistere ad una versione in chiave musicale del serial Scrubs senza quella verve demenziale. Ma anche il sottoscritto, di Scrubs amava Bob Kelso più che JD, preferisce i personaggi borderline agli Average Joe e alle Plain Jane. Preferisce i Python ad Adam Sandler. Il sottoscritto odia le storie dove protagonisti sono i coglioni qualunque.

Allora perchè, viste le premesse andiamo a dare 10 buonissime ragioni per guardare quattro serie di Mozart in the Jungle? Leggete di seguito e lo saprete

  1. Mozart in the Jungle è il primo serial che parla di musica. Pur essendo una commedia è il primo telefilm a trattare in maniera realistica il mondo dei musicisti con un piglio moderno e senza troppi giri. Basato sul libro di memorie dell’oboista Blair Tindall, il serial mostra i retroscena del mondo della musica classica, lontano dall’immagine stereotipata ingessata dell’immaginario collettivo.
  2. E’ un ottimo modo per riscoprire o rispolverare la musica classica. La colonna sonora di Mozart in the Jungle porta autori oscuri e noti del panorama della musica classica raccontando pillole interessanti che portano lo spettatore a voler saperne di più. La cultura spicciola può aprire un mondo straordinario.
  3. Sesso e Droga. Il serial mette in scena parecchie adatte ad un pubblico maturo e tratta in maniera non stereotipata le relazioni fra membri dello stesso sesso e il consumo di sostanze stupefacenti
  4. I comprimari. Dal percussionista hippie alla violoncellista cougar, la rosa di personaggi in Mozart in the Jungle è fenomenale. Tutti i personaggi sono esilaranti ma anche intensi e convincenti, si muovono straordinariamente bene sulla scena e spesso si spera venga dato loro più spazio. Molto più spazio. Sorprendentemente, i personaggi diventano meno efficaci quando entrano direttamente nella storyline della protagonista.
  5. Il Té Mate. bevuto da Rodrigo fin dal primo episodio, il Té Mate è una bevanda da riscoprire e di cui vi verrà una voglia assurda guardando questa serie. Il sottoscritto ha già messo in wishlist di Amazon tutto l’occorrente.
  6. Le location. Una serie commedia solitamente è chiusa fra dei set prestabiliti salvo alcuni fuori porta. Mozart in The Jungle oscilla fra la New York degli artisti, fra Soho e Central Park, il Messico ed il sud america nella seconda stagione, una straordinaria Venezia nella terza serie e il Giappone nella quarta. Una goduria per gli occhi e un bellissimo modo per tenere interessato lo spettatore evitando di girare sempre attorno agli stessi cicli.
  7. Christian De Sica e Monica Bellucci. Noti attori cani, De Sica Junior e Monica Bellucci, compaiono nel primo episodio della terza serie per poi accompagnarci fin quasi alla sua conclusione e sorprendentemente non fanno schifo al cazzo come di consueto, anzi dopo lo sconquasso iniziale dello spettatore italiano, risultano sorprendentemente piacevoli e ben diretti. Unica nota dolente della Bellucci che si ostina a doppiarsi da sola e non riesce ad azzeccare nemmeno il labiale. De Sica fantastico (e mai avrei pensato di dirlo)
  8. L’arco narrativo della protagonista non occupa eccessivo spazio. La scalata trita e ritrita di Hailey, giovane oboista mediocre, nel mondo dell’elitè musicale, grazie a dio non è l’arco narrativo prominente della trama. Il principale spazio viene dato all’Enfant Terrible della musica, il direttore d’orchestra Rodrigo, i suoi drammi interiori, il suo approccio non convenzionale alla musica e il suo non essere in grado di essere artista a tutto tondo perché desideroso più dell’approvazione delle elité che dell’esprimere un concetto. Rodrigo è un personaggio piacevole e straordinario, ambivalente per molti versi e, quando sorretto dal cast di comprimari, spicca in modo fantastico la sua costruzione e il suo sviluppo. Infatti tutti i personaggi nei loro rispettivi archi narrativi, più o meno grandi, hanno una crescita interiore e devono fare scelte difficili (la violoncellista la cui tendinite diventa debilitante è molto triste e realistica senza essere volutamente drammatica). Tutti tranne Hailey.
  9. E’ una serie adulta senza essere volgare. Una serie che tratta temi maturi spesso è indicata come una serie volgare, di contro una serie che può essere vista da tutta la famiglia spesso ha risvolti bambineschi. Mozart in The Jungle è una commedia matura, con la sua profondità e la sua continuità ed è straordinariamente coinvolgente, anche per chi, come me ha trovato stucchevole la vicenda di Hailey.
  10. MALCOLM MCDOWELL. La vera ragione d’esistere di Mozart In The Jungle é MALCOLM MCDOWELL. Forse il personaggio migliore di Mozart in The Jungle, Thomas Pembridge, interpretato dal sempre grandioso Malcolm McDowell (Per le bestie che non sanno chi sia: Arancia Meccanica, Halloween the Beginning, Caligula, If…, Evilenko, 31 e molti altri), mostra come la passione per la musica vada oltre la professione. Dopo essere stato scalzato dal novello Rodrigo in una mossa di Marketing, Thomas soffre di una crisi esistenziale e creativa, riparando a cuba dove diventa un percussionista di strada per poi tornare nelle emergenze a dirigere di nuovo l’orchestra instaurando un rapporto di fratellanza con il prima odiato Rodrigo. in seguito lo vedremo comporre la sua opera di musica classica non senza difficoltà creative. Opera che finirà in una bara e non sarà mai suonata. Ma la vera grandezza di Thomas Pembridge arriverà quando si farà coinvolgere da un produttore di musica elettronica per una collaborazione. Vedere Malcolm McDowell in console durante un concerto di musica elettronica gridare “Welcome To Earth Motherfuckers” è forse uno dei punti più alti della musica elettronica e un omaggio straordinario alla club culture che noi tutti rappresentiamo. Un immagine di come, lo abbiamo visto altre volte su questa testata, in cui la musica classica e la musica elettronica siano sorelle.

Ecco quindi dieci ottime ragioni per cui un serial per il cui interesse da parte del sottoscritto non sarebbe andato oltre l’episodio pilota, (per intenderci fra le ultime serie che sto seguendo ci sono The Man in the High Castle e The Terror) può intrattenere per tutte e quattro le stagioni finora uscite, nonostante, per logiche di mercato le vicende debbano ruotare attorno alla plain Jane Hailey, un personaggio che grida “IDENTIFICATEVI CON ME” ma che, in un mondo come quello musicale, dove lo straordinario è la norma e il mediocre DEVE essere scartato, risulta odiosa e fuori posto e invece continua ad essere malgrado tutto, al centro delle vicende rubando spazio a personaggi come Warren Boyd, la coppia Gay, la violoncellista e lo stesso Rodrigo. Dio ci liberi dai coglioni qualunque. Basta con gli Adam Sandler, dateci i Malcolm McDowell.

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