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Foo Fighters – Big Me

Erano gli anni novanta, era un’era di giacche in jeans pantaloni a vita altissima, gran sorrisoni a tutta bocca ed eccezionali doti di problem solving date dalle caramelle mentos. Infatti oltre ad essere un additivo ideale per provocare eiaculazioni spontanee alle bottiglie di coca cola, le caramelle mentos furono note (e famigerate) grazie ad una serie di odiosissimi sponsor che ne decretarono il successo. Gli undici spot, messi in onda dal 1991 per tutta la seguente decade, mostrano una serie problemi di vita quotidiana risolti con ingegno e pensiero laterale (risparmieremo l’abuso di virgolette, l’ironia è palpabile) dopo aver ingerito una gustosissima mentos che scatena immediatamente un lampo di genio con la sua freshness. Si va dal giovane baldo che, separato dagli amici durante un attraversamento pedonale, ovvia entrando nella limousine di uno yuppie e uscendo dall’altro lato, al padre appena attraccato dallo yacht del suocero che, dimenticatosi le chiavi a bordo prende in prestito la barca giocattolo di un fanciullo per raggiungere il veliero dove l’amatissima moglie mette le chiavi sul balocco che verranno riportate a riva, il tutto in un tripudio di sorrisoni e opulenza. Se ora questi commercial possono sembrare ridicoli, privi di senso e particolarmente odiosi, la cosa non era affatto diversa negli anni in cui andarono in onda in maniera martellante prima sulle reti americane e canadesi e in seguito nel resto del mondo. Le pubblicità generarono una tale insofferenza che alcuni dei dipendenti della Mentos ricordano di essere stati presi a male parole da persone esasperate dagli odiosissimi spot. Questo non impedì, anzi contribuì alle caramelle di diventare da un prodotto marginale sul mercato ad un vero e proprio leader del settore. Ma non siamo qui per parlare di strategie di marketing quanto per parlare di come una serie di brutti spot divennero un fenomeno che generò migliaia di parodie fra cui l’irresistibile video di Big Me dei Foo Fighters.

Il pezzo Big Me si presta benissimo, con il suo incedere positivista e idilliaco, alla costruzione di un video ironico come quello concepito e diretto da Jesse Peretz che altri non è che una riproposizione in chiave ancor più demenziale della struttura dei commercial delle mentos, in questa occasione rinominate Footos. Abbiamo una giovane ragazza che rimane incastrata con la macchina in un parcheggio a causa di un cafonissimo Yuppie. La ragazza ingurgita una Footos e chiama in soccorso un quartetto di virilissimi operai edili (gli stessi Foo Fighters) che sollevando di peso l’auto le salvano la giornata (Ernie non pervenute) in un tripudio di sorrisi e pollici alzati tenendo la stecca di caramelle. Gli stessi Foo Fighters nel segmento successivo sono in veste di una banda di gioviali sportivi intenti ad andare a dare due calci al pallone fra pacche sulle spalle ed eccessivo entusiasmo. Quando vengono divisi da una Limousine ad un passaggio pedonale basta una Footos e la soluzione viene subito immediata. Aspettare il verde? Si perderebbe l’entusiasmo adolescenziale! La soluzione è scivolare nella Limousine, sorridere da vero malandrino alla Yuppie al datatissimo radiotelefono per auto, e fra pollici alzati e altre grasse risate ricongiungersi ai propri compagni. Il terzo e ultimo segmento ricalca un altro famigerato spot della serie Mentos, quello in cui un giovane che si trova senza biglietto per il concerto dei suoi beniamini e allora, mentos in bocca si finge attrezzista per infiltrarsi nel concerto sorridendo di buzzo buono alla cassiera alla quale aveva appena fatto le scarpe. Qui invece è un piccolo fan dei Foo Fighters a tentare di infiltrarsi nel backstage della band. Bloccato dal buttafuori il piccolo intraprendente rockettaro si lega una bandana in fronte, frega una chitarra elettrica e si mette sul palco fingendo di suonare salvo essere scoperto e cavandosela con un sorrisone con annesso pollice alzato e pacchetto di Footos alla mano. Lieto fine.

La scelta di usare il commercial delle mentos non è casuale. La critica principale deriva dall’immagine stereotipata e campy che questi spot davano degli Stati Uniti. Infatti questi spot furono commissionati da un’agenzia estera, si dice olandese, che li filmò in Sud Africa (per chi avesse stomaco di vederseli tutti, noi l’abbiamo fatto, noterà che non c’è un individuo che non sia di razza caucasica in tutti gli spot). Questa versione dell’America all’acqua di rose cozza terribilmente con la scena giovanile di quegli anni. La società americana dipinta sugli spot (e parodiata dai Foo Fighters) fa parte di quella fittizia realtà ostentatamente ricca, benestante, facilona e felice (e falsa) che i movimenti giovanili rifiutavano e contro cui si scagliavano negli anni novanta e successivi dimostrando quanto fosse profondo il divario comunicativo. A peggiorare le cose vale la pena citare il jingle dello spot. Non serve che vi trascriviamo il testo quando leggerete “Mentos Freshness” molti di voi si troveranno in un terribile loop mentale in cui sentirete la maledetta canzoncina in testa e tutti quei dannati spot vi torneranno alla mente come un trauma infantile. Enjoy the american nightmare!


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"Vivere l'estremo, il brutale, il sublime, il grandioso e l'assurdo per farvelo gustare in parole scritte. La mia condanna, il mio destino, la mia vita."


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