Analogico e Digitale

tommi-marchesini
Tempo di lettura: 3' min
6 marzo 2018
In sintesi
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Nella fotografia ci si scontra sulle differenze tra le foto a rullino e le foto digitali.
Per chi legge, la discussione è “libro cartaceo contro e-book”. Il fumo elettronico contro le “bionde” analogiche… le moto a carburatore per i duri-a-morire con i polsi fiammanti, contro le moto ad iniezione per quelli che “dà meno problemi”.
Le diatribe ci sono in tutte le discipline ed in tutte le arti che hanno alle spalle una comunità di appassionati e di studiosi.

Rimaniamo nella musica. La questione analogico/digitale, arrivati ad oggi e con le tecnologie disponibili, va oltre al “quale sia meglio”. Ormai non esiste quasi più un “meglio”. Esiste un “diverso”. Chi fa fotografia lo sa bene, la pellicola non è necessariamente meglio del sensore digitale delle DSLR, funziona solo in un altro modo ed è adatto a scopi diversi.

La strumentazione musicale analogica ha un principio di fisicità – un oscillatore genera un’onda che esiste fisicamente, e che attraversa un percorso prima di arrivare alle nostre orecchie. Il percorso è ostacolato da moduli che modellano l’onda dandole diverse forme e caratteristiche, che influiscono poi sul suono finale che noi sentiamo. Sono filtri, amplificatori, delay, riverberi e via dicendo. Il concetto è che l’onda sonora analogica è vera, ed ha la caratteristica di avere una forma fluida e continua. Come la classica onda che si genera tirando un sasso in un lago, per intenderci.

La strumentazione digitale, al contrario, lavora con oscillatori che “emulano” onde in modo che prendano le sembianze di quelle reali, fisiche. E’ proprio questa la caratteristica del mondo digitale: ricreare la realtà attraverso codici binari; 0 (assenza) e 1 (presenza). Le onde digitali sono quindi generate da codici binari che per loro natura non sono fluidi, ma a “blocchi” – seppur microscopicamente. No – si, assenza-presenza, 0-1.
Pensiamo ai pixel delle fotografie digitali – quando si fa uno zoom elevato si vedono i “quadratini” di colore, mentre nelle fotografie a rullino si vede la “grana” della pellicola. La grana esiste davvero, e segue la rappresentazione della realtà. I pixel invece sono una rappresentazione digitale della luce – in blocchi. Come le onde sonore digitali.

Grana della pellicola in una fotografia a rullino

Quindi il concetto qual è?

Che la grana del rullino è perfetta, reagisce alla luce in un modo che non possiamo sempre controllare, ma che rispetta un equilibrio sistematico.
Lo stesso vale per le onde sonore analogiche. Sono fluide e perfette, anche quando vengono esasperate. La loro caratteristica più curiosa è che se vengono spinte al limite, generano una distorsione armonica, piacevole da sentire, ricca di informazione sonora… come insegna il basso di Flea in questa famosa intro:

Il digitale non è portato per questo abuso. Il suono digitale è “pixelato”, e crea distorsioni estremamente cacofoniche. Le onde digitali, essendo una riproduzione “a scalini” di onde reali, possono perdere alcune informazioni che a detta di molti audiofili sono fondamentali..dando un suono più freddo, spigoloso e povero di carattere.

Oggi la tecnologia ha raggiunto un livello tale per cui i “pixel” delle onde digitali sono talmente numerosi che in molti casi è quasi impossibile sentire la differenza, e la qualità del suono digitale è di altissimo livello – seppur non sia fisicamente reale.
Non è più quindi un discorso di cosa sia meglio e cosa sia peggio – l’infinita guerra “Analog VS Digital”.. è la questione che sono due metodi diversi, ormai complementari ma non sostituti.

Il concetto finale è che la fotografia del nonno che ho sulla mensola di casa, sarà sempre più vera di quelle che rimarranno ai miei nipoti.

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