UP NEXT: NATLEK

paogo-ameschi
Tempo di lettura: 8' min
9 giugno 2020
Interviste, Up Next
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Natlek, artista in evoluzione continua

Natlek è un personaggio poliedrico, che nasce come dj e si trasforma (anche) in produttore, uno di quelli vecchia scuola, un autodidatta, uno sperimentatore, uno di quelli che non ha paura del giudizio degli altri ma fa semplicemente ciò che gli piace fare. e siccome a noi piacciono le persone così, abbiamo deciso di intervistarlo nella nostra rubrica UP NEXT. Cresciuto a Ferrara e spostatosi a Brescia, ha creato insieme a Nobel l’etichetta Merge Layers, sulla quale entrambi pubblicano i propri lavori e contemporaneamente vanno alla ricerca di nuovi artisti da proporre. L’ultimo EP pubblicato dal nostro buon Natlek risale a qualche mese fa e si chiama Re-Education; parallelamente è nato il suo nuovo side project Errrgo, ed ha tante altre cose da raccontarci, quindi procediamo con ordine.

Ciao Giovanni, noi ci conosciamo da un pezzo e a ripensare al tuo punto di inizio (sempre che ce ne sia stato uno vero e proprio) mi viene da pensare che ad oggi ci sono state parecchie mutazioni nel tuo suono, sia come produttore (vedi ad esempio il tuo progetto parallelo Errrgo) che come dj; sei d’accordo con me o mi sto semplicemente facendo un viaggio sbagliato? A cosa sono dovute queste mutazioni?

Ciao Paogo, direi forse 10 anni? Ti dico subito che questa è una domanda complessa a cui rispondere,
ma al tempo stesso la migliore che mi potessi fare, perchè ho vissuto sempre un “conflitto” interiore, data questa evoluzione: devo cambiare o non cambiare alias? Ha senso? 12 anni fa, quando avevo 17 anni (sì i miei genitori erano i miei tour manager) ed ero uno dei dj alle feste electro al Suono Club di Ferrara, o meglio, Gualdo (quanto ci manca?) ho davvero suonato di tutto, non nel senso che ero un juke-box, ma proprio perché ero entusiasta di tutto, dalla fidget house all’electro trash più spinta. Come ovvio che sia si matura, più approfondisci la materia, più fai esperienze, più sviluppi un gusto personale. Se dovessi mettere un punto di inizio ufficiale al mio cammino artistico come Natlek sarebbe sicuramente la prima release su Lucky Beard, tutto ciò che viene dopo è l’evoluzione di quel concetto di fare musica ed è il motivo per cui  (rispondendo alla domanda con cui ho iniziato) non ho mai creato un nuovo alias. Sì, non suono più come se fossimo nel 2013, è normale, è l’evoluzione di questo percorso e dei miei gusti, ma quando sono in studio a produrre, o quando sto ricercando la musica per i set, il fuoco dentro è lo stesso: più maturo, più consapevole di quel che sto facendo, ma è lo stesso.

Hai citato Errrgo, mio fresco side-project e dopo quello che ho appena scritto sembra che non abbia senso di esistere, invece proprio perché quella musica non fa parte dell’evoluzione di Natlek, ha senso creare un percorso a parte, poiché sentivo di aver il bisogno di fare, sperimentare, divertirmi a istruggere cose senza limiti imposti dalla direzione presa con Natlek. Ascoltando l’EP di Natlek uscito ad Ottobre e l’EP di Errrgo uscito a Maggio, credo sia evidente quel che intendo. Un progetto non esclude l’altro, anzi, aver prodotto per settimane l’EP di Errrgo, mi ha dato una gran voglia ora di mettermi a produrre roba più dritta per le prossime uscite di Natlek.

Qual’è stata quindi la scintilla iniziale? Cos’è che ti ha fatto dire “io voglio fare proprio questo”?
E cosa ti spinge ancora a farlo?

Ho sempre ricercato e ascoltato musica che mi piacesse davvero, non mi sono mai accontentato. Sto per dire una cosa davvero vintage, ma quando ero piccolo passavo le ore a prendere le mille cassettine che trovavo a casa e a registrare delle “compilation” con le canzoni che più mi piacevano.
All’età di 17 anni coi miei più cari amici organizzavamo alcune feste, capisci facilmente che l’idea di proporre anche agli altri una selezione musicale curata da me, era per me esaltante e così ho iniziato.

Cosa mi spinge ancora a farlo? Questo “ancora” fa un po’ gag, perché sembra che io abbia 200 anni, ma capisco la tua domanda, perché effettivamente se penso che sono 12 anni che lo faccio, è un tempo abbastanza considerevole. Sicuramente l’aver ottenuto un certo tipo di supporto nel corso degli anni è molto gratificante e non smetterò mai di esserne stupito e di esserne davvero onorato, ma il supporto non è per me la spinta, non ho bisogno di spinte per fare questo, per creare, perchè essere creativo fa parte di me. Attualmente non potrei mai immaginare di smettere di fare musica, è una delle mie passioni ed è molto importante per ogni essere umano aver la fortuna di coltivarle.

(continua sotto)

Ho visto che poco tempo fa hai pubblicato un annuncio nel quale mettevi in vendita diversa tua strumentazione musicale. Quanto sono importanti per te le tecnologie che usi per portare avanti i tuoi progetti o elaborarne di nuovi?

Sì, a proposito hai bisogno di una scheda audio? È ancora in vendita quella.
Non sono uno di quelli che dice che lo strumento fisico sia meglio di un vst, assolutamente, è il produttore che fa la differenza sia nell’idea, sia nel suono; se sei un bravo produttore puoi far suonare bene qualsiasi cosa. Da alcuni anni ho iniziato a comprare sempre più strumenti o tool esterni da Ableton, un po’ per la curiosità, ma soprattutto per cambiare l’approccio alla produzione: lavoro tutto il giorno col computer e stavo perdendo la pazienza nel produrre musica stando nuovamente davanti allo schermo. Inevitabilmente faccio comunque una post-produzione con Ableton, ma il mio workflow è totalmente cambiato da 1 anno a questa parte, per me ora come ora gli strumenti che ho in studio sono molto importanti. Dopo aver fatto pratica per un annetto (Re-Education EP è frutto di questa pratica) con 2 Moog semi-modulari e dopo davvero tantissimi giorni passati a guardare video su YouTube, ricercare su Reddit e addirittura leggere un libro (quei cosi con la carta stampata intendo eh, di Enrico Cosimi, cosa sono e come funzionano i sintetizzatori modulari) da un paio di mesi ho iniziato a costruire il mio ed è ancora un approccio molto nuovo per me, ma estremamente stimolante. Mi sto divertendo parecchio ed è inevitabile che sarà l’ennesima mia evoluzione, praticamente sono l’antitesi di quel babbo di Pikachu che ha sempre rifiutato il progresso.

Questo Covid19 ha dato un po’ uno scossone secondo te a tutta la scena musicale, soprattutto per come viene fruita la musica, anche dal vivo? Come vedi la scena elettronica tra 10 anni?

Ha dato uno scossone a qualsiasi cosa e io spero vivamente che sia uno starter per un cambiamento a livello globale; questa situazione ha mostrato in maniera lampante, concreta e vissuta sulla pelle di tutti i limiti e le disuguaglianze estreme del sistema in cui viviamo. Ora, senza entrare in discorsi infiniti e limitandoci al discorso musica, io sono davvero preoccupato per chi di musica e di spettacolo in generale ci campa, in Italia, come all’estero, davvero una situazione grave, sia a livello economico sia a livello artistico. Il set in streaming può essere un contorno di quel che fa un artista, ma non sostituisce minimamente la vita vera: attenzione non sono contro, anzi, alcune cose in questi mesi sono state davvero delle figate, interi festival fatti in streaming sfruttando piattaforme di community virtuali o il concerto di Travis Scott su Fortnite, bella markettata ok, però approvo. Tutto questo per dire che né oggi, né fra 10 anni la serata in streaming potrà sostituire la serata nel club e la scena elettronica sarà sicuramente protagonista del peggiore club di Tbilisi.

PICCOLO OFF TOPIC/SPERANZA: io spero vivamente che si ritorni a dare valore alla musica e non si continui a buttare nel tritarifuiti consumista qualsiasi release dopo poche settimane dall’uscita ritenendola già vecchia.

(continua sotto)

UP NEXT NATLEK

Come si sta muovendo l’etichetta? C’è qualcosa che bolle in pentola che puoi\vuoi raccontarci?

Merge Layers fondata da me e Nobel rispecchia esattamente la filosofia di musica da club che ci piace,
ovviamente alcune uscite sono più vicini al mio gusto, altre al gusto suo, ma in linea di massima stiamo mantenendo l’obbiettivo della label, avere una direzione artistica bella verticale. Abbiamo uno show mensile su Radio Raheem di Milano, spesso abbiamo il piacere di collaborare anche con Rinse France, proprio in Francia abbiamo molto seguito, più che in Italia; forse hai sentito parlare, delle volte, penso, credo, di questi italiani, popolo molto caratteristico e tra queste caratteristiche, è un piacere notare l’incredibile e smodata esterofilia. Dicevo, stiamo molto simpatici ai francesi, ma anche gli inglesi, sai che hanno giusto un paio di situazioni fighe per quanto riguarda la musica, ci supportano molto volentieri, pure Boiler Room spesso ci ha messo nelle loro playlist Spotify. Sembro un po’ sborone, quindi scusa il tono, ma ho un po’ di sassolini dalla scarpa da togliere quando parlo di alcuni argomenti e ovviamente non succede solo con Merge Layers: ci sono un sacco di realtà fighe in Italia, che non vengono calcolate dalla maggior parte (n.b. maggior parte, per fortuna non è tutto così) degli addetti ai lavori, è una cosa risaputa, ma non vuol dire che non se ne debba parlare.
Voltando pagina e chiudendo la polemica, ti rispondo che ovviamente la pentola bolle, a fuoco costante con 1 singolo al mese + 1 EP ogni 3/4 mesi, da poco più di un anno ormai che adottiamo questa programmazione e funziona molto bene; la formula del singolo mensile, club tool, è molto apprezzata e mantiene attiva costantemente l’etichetta. L’ultima uscita di ML è stato un singolo di Chambray e Kill Frenzy, nomi che per chi segue la scena club sono molto conosciuti e *SPOILER ALERT* prossimamente uscirà un EP di Rushmore e per le prossime cose ancora, già sai come seguire, ricordati che non siamo Pikachu.

Inoltre siete usciti da poco con una compilation per una causa più che nobile, giusto?

Verissimo. Merge Layers nasce dalla necessità e dalla volontà di riunire le persone, di andare oltre la superficie, ospitando la potente diversità culturale umana riflessa nelle amate sfumature delle melodie dei club che abbiamo curato e supportato 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ci sentiamo toccati da ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e di riflesso in tutto il mondo e altamente consapevoli della complessa interconnessione che circonda le questioni razziali, radicata in una società (a cui tutti appartengono) che legittima la violenza e l’oppressione. Ci sono poche persone che lottano per i loro diritti oggi giorno: colore, religione, genere, lavoro e qualsiasi altro filtro utilizzato per discriminare all’infinito mentre si porta avanti una narrativa distorta che alimenta la separazione, che sia per George oggi o per le ingiustizie quotidiane di domani all’interno delle nostre comunità. Con estrema umiltà, fare musica è ciò che proviene naturalmente dalle nostre viscere e dal nostro cuore, quindi abbiamo deciso di unire le forze con tutti i nostri collaboratori dando forma a una raccolta di brani che possano supportare questo messaggio. Per questo motivo, abbiamo creato una pagina bandcamp speciale dove si può andare ad ascoltare un sacco di brani e contribuire all’organizzazione #BlackLivesMatter (tramite ActBlue) acquistando questa versione di “CallToAction”, e tutti i profitti saranno interamente destinati alle loro attività. Il nostro impegno per la causa non ha una data di scadenza, la pagina rimarrà attiva per sempre, in modo che ovunque ed in qualsiasi momento, si potrà donare dollari, penny, yen o euro, come promemoria e come mezzo per mantenere il dibattito in corso e sempre aperto. Nel nostro piccolo, abbiamo voluto contribuire con questa iniziativa che lega la musica al sociale, anche se è sempre importante rimanere concentrati su un discorso più ampio, non perdere la concentrazione sul cercare di aiutare chi non può o non riesce, sensibilizzare l’opinione pubblica nel quotidiano e non solo con la musica. Insomma, Merge Layers cerca di essere anche questo, e come dicevo, nel nostro piccolo, ne siamo orgogliosi.

Grazie mille Giovanni, è stato un piacere! A risentirci

Ciao Paogo, grazie ancora!

 

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