TIMESHIFT w/ Quiet Sunday, Blue hour, Kamikaze space programme, VSK, Steve Bicknell #11.03.2017#

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
16 marzo 2017
Review 4 U

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La storia insegna che l’uomo è curioso.
Non prevede confini al sapere.

Magnifiche lande desolate e culture ai bordi fra il vero e la magia sono il premio per i primi che hanno avuto il coraggio di osare, uscendo così dai limiti che qualcuno o qualcosa ha sempre dato loro l’impressione di inculcargli in testa.
Altre volte è accaduto per necessità, forse.

Nel bisogno di cercare sé stessi laddove probabilmente non si riescono a trovare neppure altre forme di vita.
Come telescopi spaziali osservano galassie lontane, noi oggi ammiriamo altri corpi celesti, destinati ognuno a comunicare il proprio passaggio lasciando un solco profondissimo nell’animo di chiunque ne sia testimone.

Dalla leggenda, agli astri nascenti, da pianeti con masse migliaia di volte superiori a quella del sole, a Bologna.
Le dimensioni non contano più oramai.

Si, è vero, siamo rimasti folgorati da “2001 odissea nello spazio”, “Contact” e tutte quelle visioni fantastiche di un futuro lontanissimo ma che poco alla volta si sta avvicinando.
Oggi ci risulta ancora più semplice intuirlo grazie al forte interesse alle intricate trame tessute dai 5 artisti in campo a rappresentare la techno che verrà.
Questa sera nell’ormai noto locale Zona Roveri, Timeshift presenta una nuova pellicola senza cedere alla timida debolezza del giovane regista emergente, poiché forti degli ultimi successi mediatici e di produzione di eventi.
Abbiamo surfato sulle onde calde e regolari di Quiet Sunday (Domenico Tranquilla), facendoci coccolare durante i nostri primi passi dentro al club.
Lo avevamo già sentito molteplici volte (tra cui in chiusura al trio teutonico FJAAK) e oggi ancor di più pare in vena di convincere anche i più scettici a seguirne piacevolmente i passaggi, fino al prossimo set.

Blue Hour: Uk per nascita, Berlin based per religione.

Artista Self-produced e che risponde al nome di Luke Standing.

Galoppa e doma il cavallo imbizzarrito che regna dentro ognuno di noi, partendo inizialmente con una serie di tracce quasi fin troppo serene, rappresentanti ampi spazi aperti e visti con gli occhi di chi ha la pace dentro, per poi sfociare in una sola dozzina di minuti in una violenta ascesa di toni e percussioni atte a risvegliare quei docili puledri che credevano di poter dormire sonni tranquilli.
Il suo dj set risulta dinamico, energico e tecnicamente da 10+ (come del resto quasi tutti gli artisti che si sono esibiti fino ad oggi su questo palco).

Usciamo a prendere una boccata d’aria, ci si stanno bagnando le maglie e sentiamo già l’acido lattico premere sui polpacci di chi, come noi, non vede attività fisica da anni luce.

L’affluenza stasera non è delle migliori, ma bisogna aprirsi all’ovvio ragionamento che potrebbe scaturire nella mente di chiunque legga la nostra analisi e conosca l’evento di cui stiamo parlando: il tabellone non prevede l’arrivo di nomi blasonati o di una grande guest che possa fare da “pacere fra la biglietteria e la critica”, inoltre siamo stati abituati molto bene dalle passate esperienze all’interno di questa situazione, dove ci siamo imbattuti nella schiacciante supremazia di contenuti e di comunicazione su tutto ciò che potrebbe essere definibile come concorrenza “settoriale”.
Ne è dimostrazione la serie di eventi che roteano attorno alla galassia Timeshift e che ormai pare sia l’ora di cominciare a spoilerare (vedi un festival ai primi di Giugno, Mesmerize, oppure le apparizioni nelle seconde sale di realtà già esistenti ma che ne reclamano la partecipazione a furor di popolo).

Ma rientriamo dunque nel ring. Ne sentiamo i colpi già da fuori.

KSP (Kamikaze Space Programme) manomette il metronomo e incattivisce l’ambiente.
Da vero sperimentatore quale è, Christopher Jarman mette in pratica tecniche di ipnosi basate sulla creazione di numerosi strati di suoni ossessivi e che pare provengano da ogni dove, destra e sinistra, provocando in tutti noi un desiderio di movimento a tratti incontrollabile.

Ci lasciamo manipolare attraverso questo live in direzione di un altro a dir poco eccellente.
VSK presenta oggi il suo progetto che non prevede l’utilizzo di cdj e cambi a tempo, affrontando a testa alta la pista che poco alla volta si è riempita concedendo spazi vitali abbondanti quasi ovunque, tranne sotto cassa e a centro pista.

Ritmiche vicine al rave ci allontano dalle campionature tratte dalla quotidianità di Kamikaze Space Programme, se ne riconosce nettamente la differenza.
E i nostri balli aumentano, assieme a quelli di tutti.
Fra i nemici dell’acido lattico non poteva mancare all’appello un uomo di grande spessore, in grado di mantenere alto il livello adrenalinico nonostante l’avvicinamento al cambio manuale e ai cdj.

Steve Bicknell mette in pratica ciò che dice: “nessun compromesso”.
Non ci sono mezzi generi nella sua musica, ma solo tanta coerenza e tanta techno.

I loop ritmici viaggiano continui a 128 bpm accompagnati da synth che parlano la lingua degli anni ’90/’00.
Dalla cima del solido impianto “Montarbo” immaginiamo sventolare bandiere Inglesi, come segno di un terreno conquistato.
E che Bicknell ne abbia conquistati è ormai risaputo: comunicando attraverso i suoi eventi ha modellato almeno una generazione di londinesi, grazie anche alla sua residenza nel termine degli anni ’80 in una fra le più rilevanti realtà techno inglesi dal nome “Energy Raves”, dal quale ha ispirato numerosi artisti attualmente ancora in circolazione nei migliori club del mondo.
Al termine di questa nuova esplorazione intergalattica e dopo alcuni attimi in assenza di gravità, raccogliamo i nostri muscoli doloranti e chiudiamo gli occhi.
Gli indelebili colori acidi delle teste mobili caratterizzeranno la nostra attesa fino al prossimo appuntamento.

words by Sergio Creep

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