Timeshift w/ Oscar Mulero, Reeko, Lewis Fautzi #19.11.2016#

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
22 novembre 2016
Review 4 U

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“Mai Autunno fù così ardente. Anno domini ???”.
Ecco come potrebbe esordire qualsiasi traduzione di un testo antico ritraente periodi storici costellati di forti emozioni.
Forti al punto tale da essere trascritte e raccontate a chi verrà, tanto da influenzarne per sempre l’approccio.
Riadattato il significato di una stupida, ma rappresentativa semi-cit ai giorni nostri, mai nessuna espressione potrebbe risultare così azzeccata.
Combattendo quotidianamente demoni contemporanei, quali “ansie da prestazione” e “mode del momento”, capita spesso di imbattersi in chi ha ceduto al fascino del vincere facile, negandosi automaticamente l’accesso alle memorie di chi cerca ancora qualcosa da annotare.
Giusto per far girare la ruota insomma.
Ora, anno domini 2016, qualcosa da annotare c’è.
Non più nuovi all’emisfero Timeshift del mondo, apriamo il taccuino e seguiamo meticolosamente l’evoluzione del progetto bolognese d’origine, ma mondiale nei linguaggi.
Terzo appuntamento della stagione e ancora molta spinta.
Il tanto “ardente” autunno di cui si parlava in precedenza probabilmente è anche frutto di una ventata di provenienza iberica dal nome “PoleGroup”: agenzia di booking pluristellata (parlando come mangiamo) e label di fondamentale importanza sul palcoscenico techno dell’ultimo decennio.
Dopo una sosta tecnica con cambio nome fra il 2005 e il 2010, la truppa capitanata da Oscar Mulero porta oggi con sé in Italia due fra i più promettenti componenti del roster: Reeko e Lewis Fautzi.
Il locale come sempre si presenta con illuminazione minimale (accecatori, teste mobili dietro, sopra il palco e piazzate strategicamente anche sulle americane sovrastanti la pista), mantenendo come sfondo i colori acidi spesso presenti sui flyer: viola,verde,giallo,blu…
Le crude e riverberate melodie libere nello schema del tempo, insieme alle finezze di natività industriale, trovano la loro armonia in una cornice ormai pronta a reggere lo stress del “mentore”, donando speranza a chi non trovava ispirazione e nuove credenze a chi invece ne era sprovvisto.
Ascoltiamo performance di artisti sempre più noti, mentre nuove rivelazioni stanno riuscendo a guadagnarsi una fetta importante di pubblicità e pubblico direzionandolo (con l’ausilio di un gusto ben definito e individuabile nei meandri della macro sezione “techno”) nell’esplorazione di un genere tanto aggressivo, quanto accogliente.
Chi si fa messaggero di ciò sarà Reeko in partenza. Merita qualche riga l’asturiano classe 1981 che nel corso della sua carriera ha avviato numerosi progetti e label con alias differenti (Architectural e Neither fra i progetti mentre Mental disorder e Evidence record fra le etichette).
In qualsiasi posto siate a godervi lo spettacolo lo riconoscerete subito: avrà molto spesso l’orecchio sinistro vicino alla spalla, in cerca della perfetta corrispondenza fra le casse su 2/3 diversi canali, tenendo ben salda la cuffia grazie alla ormai nota postura.
Maniacale la precisione con cui vengono mixate le tracce, che rispondono tra l’altro all’esigenza del pubblico.
Le ore che seguono l’attimo di silenzio segno del cambio in consolle saranno condotte dal giovane più sorprendente e strabiliante che il Portogallo possa presentarci.
Lewis Fautzi annuncia il suo ingresso in pista con un tappeto beat-less noise scurissimo e l’ambiente si tinge  totalmente di un blu così intenso da annebbiarci la vista e amalgamarsi alla perfezione con le frequenze selezionate dal 26enne prima di mettere in mostra i suoi virtuosismi.
Ogni errore tecnico cade nell’ossario (nonostante se ne siano notati davvero pochi), ma è normale quando un ascolto non condizionato da qualsiasi tipo di preconcetto viene impressionato come una foto su pellicola, con una nitidezza figlia di insegnamenti maturi, applicati a una giovane e fresca mente techno-based e recettiva.
Lo stile inconfondibile di PoleGroup e tutto qui, davanti ai nostri increduli occhi, testimoni del momento in cui Fautzi fece capire a Bologna chi sarà un nome davvero intrigante nel jet-set mondiale.
Omologazione è un termine che questa serà, aimè, non potrà essere usato.
E Oscar Mulero ormai lo sa bene visti gli anni di esperienza e i consensi catturati prima da Elrow, passando ai festival come Monegros, fino ad arrivare ai club che in maniera intima e oscura inseguono l’immenso obiettivo di riportare in vita una antica credenza che fonda le proprie radici nel rave.
Un attento ascolto ci porta a classificare Oscar in maniera diversa(solo perché è giusto dare un idea di un teorico indice di gradimento).
E’ un artista di cui ricordiamo svariati commenti e dj set da grandi sorrisi e ricchi di energie positive, cambi di ritmo entusiasmanti che riecheggiano profumando di festa vera.
Lo show è degno di nota ma risulta lampante all’occhio di chi conosce le gerarchie, che Oscar abbia lasciato la scena al più giovane del trio; Fautzi è un cognome che ci auguriamo di sentire ancora con insistenza, vedendolo bucare gli schermi di tutti i social e i cartelli pubblicitari delle nostre città, ma siamo praticamente sicuri che ciò avverrà.
PoleGroup, l’indirizzo che l’istruzione tecnica di stampo “Muleriano” sta prendendo e i suoni tenebrosi vicini alle industrie da cui traggono ispirazione, proiettano chiunque all’apertura di un dialogo interiore profondo come gli abissi, dove giovani ed esordienti in materia possono confrontarsi, finalmente, con un ecosistema sincero e ricco di messaggi.
Sarà l’unione fra Timeshift e PoleGroup a segnare il momento in cui scrivere una bella storia (tipo quella che finiva con “anno domini…”), con tutto il caldo che in questo freddo autunno ha portato.

words by Sergio Mannino

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