Ortigia Sound System 2018: musica, sole e tradizioni

eis
Tempo di lettura: 3' min
9 agosto 2018
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Sono all’Ortigia Sound System Festival.
O meglio: ora non ci sono più, ma non riesco ad uscirne.

 

Qui a Milano tutto sembra grigio, le persone non sorridono e la sola cosa che ci unisce è il sudore. All’ Ortigia Sound System (che per comodità chiameremo OSS) succede l’esatto opposto: mare, musica e benessere. Nient’altro.

Tutte le foto all’interno dell’articolo sono di Ortigia Sound System Festival.

 

Per cinque giorni, il piccolo centro di Siracusa si è riempito di migliaia di volti e colori che hanno reso quest’avventura un’esperienza unica. Unica come la relazione che si crea tra i partecipanti e gli artisti (non posso non citare una fantastica Mim Souleyman che abbraccia e ringrazia ognuno al suo boat party), complice la condivisione di una stessa magica “casa” e musica. Perché questo è stato per noi Ortigia: dimora dolce e accogliente, da perlustrare e amare. Location da 5 stelle, mood “accollativo” (!!!) e alta qualità della selezione musicale: un plauso agli organizzatori del OSS è dovuto, vista la bravura nel costruire un festival nella piccola Ortigia con nomi di tale levatura.

Il doppio palco del Castello Maniace ha infatti ospitato big names come gli Hot Chip (premiere Italiana in versione Megamix) o il mistico James Holden con i suoi Animal Spirits, artisti di estrazione completamente diversa come Omar Souleymann (concerto ai limiti dell’esploratività, WOW) o il big Lee Scratch Perry e set emozionanti e coinvolgenti come quello di Dan Shake, di Lamusa II (un artista eclettico, piacevole sorpresa) o Or:La (che avevamo già incontrato qui). Ma non è finita qui: come ogni anno, OSS ha riservato dei gioiellini speciali per questa edizione. Un gioiello che mi porterò per sempre dentro è il “benvenuto” di Ortigia con un boat party firmato Nouvelle Vague, come il concerto acustico di Erland Öye (che all’OSS fa gli onori di casa) al tramonto ai piedi del Castello Maniace o lo showcase di Napoli Sound con un set finale dei Nu Guinea magistrale. Il tutto in location originali e curate sino all’ultimo dettaglio. Oltre al Castello Maniace, infatti, il festival ha conquistato anche l’antico Mercato (dove Kamaal Williams ha proposto una performance impeccabile) e il KM 0, una cascina rurale in mezzo al nulla siracusano: qui è successo di tutto, ma i set che mi sono piaciuti di più sono stati quelli del venerdi, con la dolcissima quanto spietata Deena Abdelwahed e Call Super che ha chiuso in b2b con Deena alle 10 di mattina sotto un sole rigenerante. 

Musica e tradizione si fondono quindi, per dare vita a un magnifico quadro che gli avventori del festival non dimenticheranno mai

 

Il 2018 segna i 5 anni del Festival, da qui l’occasione per costruire una celebrazione in pompa magna: una celebrazione del festival, ma anche della Sicilia con le sue tradizione. E come ogni celebrazione che si rispetti, anche questa aveva la sua banda, la strepitosa Fanfara dei Giudei che, seguendo le più antiche usanze, si è intrufolata tra il pubblico con ottoni di vario tipo(come si verifica durante il venerdì santo a San Fratello di Messina), mettendo in scena incursioni sonore tra un concerto e un dj set e sfilando per le vie del centro di Ortigia. Non solo tradizione musicale, ma anche estetica: l’identità visiva dell’evento richiama proprio l’immaginario della tradizione siciliana. Musica e tradizione si fondono quindi, per dare vita a un magnifico quadro che gli avventori del festival non dimenticheranno mai: Germano Centorbi e la crew di Kadmonia stanno facendo moltissimo per la Sicilia. Ho incontrato stranieri stupiti per “this wonderful Sicily full of parties & nice people”: il turismo esperenziale sta portando ottimi frutti.

Chi è stato a #OS2018 ha avuto, infatti, l’opportunità di esplorare la Sicilia e il suo popolo, innamorandosene un po’. Ha potuto toccare con mano l’emozione e il senso di famiglia che si crea ad un botique festival come quello di Ortigia. Ha ascoltato, conosciuto e abbracciato artisti che si sentivano parte integrante di questa grande famiglia siracusana. Torniamo a casa “pieni”, ma consapevoli di aver assistito a uno dei migliori festival d’Italia, un piccolo gioiellino che va supportato (in questo senso dobbiamo ringraziare anche brand come Quba Sbagliato, Holy e Carhartt perché credono e investono in festival del genere), incoraggiato e protetto: il rischio di crollare nel commerciale (cfr: Siren Festival) per fare soldi in maniera facile è dietro l’angolo. Ti prego, #OSS, resta per sempre così.

Allora arrivederci all’anno prossimo, cara Ortigia: ti porterò nel cuore fino a che non ti rincontrerò !

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