Com’é questo primo album di Liberato?

Dopo due anni di attesa abbiamo finalmente ascoltato l'opera completa

polpetta
Tempo di lettura: 5' min
15 maggio 2019
Review 4 U
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LIBERATO CANTA ANCORA

Ma siamo davvero contenti della proposta musicale dei nuovi pezzi?

9 maggio 2019. Un’intera giornata in cui – quasi – tutta Italia si aspettava un cenno da parte dell’anonimo napoletano. Si erano ormai perse le speranze quando, verso la mezzanotte, finalmente sui canali social di Liberato qualcosa di muove: nuova immagine profilo e nuova copertina! E non è finita qui: un link YouTube rimanda a 5 video soap-opera diretti dal magister Francesco Lettieri, ormai consacrato come il regista del mondo musicale “indipendente” italiano. Et les jeux sont faits! Infatti, insieme al mini video-racconto Capri Rendez-vous, viene pubblicato direttamente e inaspettatamente tutto l’album del “fenomeno napoletano” sulle piattaforme digitali. In redazione è subito partito l’ascolto collettivo e raccoglieremo qui l’opinione di quattro nostri editor.

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Liberato Capri

The Verol

Non uno o due pezzi per creare ancora più hype, ma direttamente il primo album di Liberato: undici track, di cui sei già di vecchia conoscenza, e cinque nuove, ovvero GUAGLIO’, OI MARÌ, NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ, TU ME FAJE ASCÌ PAZZ e NIENTE.

Cinque nuovi pezzi che si adattano maggiormente alla moda musicale del momento, ovvero il reggaeton (di cui, onestamente, non sentivo oltremodo l’esigenza). Ma nel complesso l’album scorre fluido nell’ascolto, al di là dei gusti musicali di chi sta scrivendo questa recensione. Forse merito dei sei pezzi già noti a tutti, probabilmente meno ballabili e che spezzano i ritmi più latini di quelli nuovi, rendendo tutto il lavoro meno uniforme e quindi più dinamico?

Chiaramente è di facile intuizione capire che per un progetto come questo essere musicalmente ruffiani è imprescindibile: anonimato + reggaeton + trap = vittoria. Tutti parlano di Liberato, del ritorno, della presentazione dell’album. Un po’ meno della proposta musicale.

Personalmente mi aspettavo qualcosa di più dal “nuovo Liberato”. Un qualcosa che provasse ad andare al di là delle mode musicali del momento, che fosse maggiormente rivoluzionario, magari così come rivoluzionario è stato il lavoro di presentazione dei cinque pezzi grazie al genio di Lettieri. E invece ritengo sia stata persa un’occasione per fare il salto di qualità, dopo aver imbastito un discreto lavoro con i precedenti sei pezzi. Vorrà dire che ce ne faremo una ragione e quest’estate nei lidi balneari estivi, durante le selezioni reggaeton, ascolteremo djset che vanno da J Balvin a Liberato.

La migliore: TU T’È SCURDAT’ ‘E ME. Come già avevo precedentemente scritto, per me le vecchie produzioni restano le migliori di tutto l’album. E la mia preferita è assolutamente questa. Voto 6,5

La peggiore: NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ. E’ stato difficile dover scegliere la canzone che mi è piaciuta di meno di tutto l’album. Sebbene di poco, però, vince questa. Un salto nel passato, nei peggiori 90s, ma con l’aggiunta del sound latino che spesso guasta. Voto 2

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Liberato Capri

Pietro Mantovani

Il nuovo disco di Liberato ha l’effetto che hanno i vizi: meno lo ascolti e meno lo ascolteresti, ma se ti ci immergi inizi piano piano a lasciarti andare e godere del soddisfacimento delle pulsioni primarie che suscita.

Il disco è un patchwork cacofonico di generi di moda qualche anno fa. Oltre al reggaeton e all’EDM dancehall scuola Diplo, l’artista napoletano non ci risparmia neanche suoni house e dance. Ad amalgamare il tutto dovrebbero essere i marchi di fabbrica che il collettivo ha sapientemente costruito da NOVE MAGGIO in poi: il levare ovattato, le voci pitchate e le inflessioni neomelodiche, che però questa volta non bastano, e anzi a tratti annoiano. Manca completamente una ricerca, una visione originale, c’è solo una semplice ripetizione di una formula già sentita, applicata di volta in volta a set di suoni diversi.

Intendiamoci, l’ascolto è divertente e non mancano spunti interessanti. Il cambio di beat con accenno di simil-saltarello in NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ e la conclusione jungle di GUAGLIO’ sono i principali momenti in cui Liberato prova ad uscire dalla sua comfort zone. Sono però brevi accenni, che restano inesplorati per lasciare spazio a pezzi meno audaci.

Volendosi accontentare, è un disco perfetto per l’estate, da cantare in macchina e ballare in spiaggia. E forse, chissà, è proprio questo il senso ultimo del lavoro: sta’ senza pensier.

La migliore (degli inediti): OI MARÌ. L’unione tra neomelodico, trap e reggaeton qui suona come il compimento di un percorso e riesce nell’intento di catalizzare il movimento pelvico. Voto 7,5

La peggiore: JE TE VOJO BENE ASSAJE. Pezzo di un anno fa, sicuramente il meno riuscito. Voto 4

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Liberato Capri

Richard Giori

Dopo due anni di singoli, annunci ad effetto, analisi simbologistiche e ogni tanto qualche esibizione live, finalmente possiamo vedere – o meglio, ascoltare – tutta la sostanza di Liberato. Voglio metterlo agli atti da subito: non sono mai stato un grande fan di Liberato, anzi. All’inizio un po’ lo disprezzavo. Ammetto di reputare l’intero progetto come un sistema ideato dai soliti noti del mainstream italiano, alimentato ad hype per monetizzare il più possibile quest’ultimo. Che detta così sembra quasi una supercazzola alla Diego Fusaro con annesso delirio sul turbocapitalismo musicale. Ma in fin dei conti questo è.

Tornando invece all’aspetto musicale di tutta la faccenda, se i primi singoli usciti tra il 2017 e il 2018 potevano anche stuzzicarmi le sinapsi, sentirli nell’ottica di un intero disco ha cambiato di poco la mia prospettiva. Ma mi ha comunque aperto gli occhi. Mentre le prime produzioni mischiavano generi come la neomelodica napoletana, l’elettronica lasciando intravedere piacevoli sfumature trap, ascoltare il disco per intero è come allontanarsi per vedere il quadro completo e accorgersi che rappresenta un’opera paurosamente pop. Ritmi dancehall che strizzano l’occhio al reggaeton, il tutto condito da sonorità dance.

E se con INTOSTREET e ME STAJE APPENNENN ‘AMO sembrava si dovesse gridare all’avanguardia musicale, i più recenti OI MARÌ, NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ e TU ME FAJE ASCÌ PAZZ confermano che Liberato sia un prodotto puramente commerciale. Ok il disco si ascolta, non è certo da buttare ma resta comunque una paraculata pazzesca, studiata per girare in heavy rotation sulle frequenze radio estive più blasonate.

La migliore: la variante solo piano di GAIOLA, una goduria per le orecchie. Versione romantica del singolo omonimo uscito nel 2017, perfetta per limonare a San Lorenzo sotto una pioggia di stelle cadenti. Voto 8

La peggiore: senza esitare un secondo, NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ. Nel delirio dance generale qui le cose sono decisamente sfuggite di mano. Tipo un frontale ai 100 all’ora tra Gabri Ponte e il Piccolo Lucio. Voto 2

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Liberato Capri

Paogo Ameschi

Partiamo dal presupposto che le prime canzoni che uscirono tempo fa non mi fecero gridare al miracolo, ma ero consapevole del fatto che fosse un qualcosa che poteva funzionare, una di quelle cose studiate un po’ a tavolino che dovevano sembrare non studiate a tavolino. La cosa dell’anonimato era ed è discutibile, le promozioni dei vari singoli tutte a sorpresa, insomma un ufficio marketing che scopiazza i Daft Punk ma con più mozzarella di bufala.

Ad ogni modo, il tutto ha un qualcosa che oggettivamente funziona: ok può piacere o non piacere ma è proprio questa la forza, ovvero che non c’è una via di mezzo. E allora, dal 9 maggio in poi io mi schiero dalla parte del “sì, a me tutto sommato Liberato piace”. L’album si ascolta bene, è il neomelodico 2.0, la voce è piacevole, i testi non li capisco e non voglio sforzarmi nemmeno troppo a capirli (ma la canzone napoletana ha tradizione, e quindi vive di vita propria anche in questa salsa millennial).

Le basi sono ben fatte e curate, ed in più c’è sta roba del filmino che mi ha acchiappato parecchio. Quindi insomma, senza essere troppo critici, nè troppo superficiali, NOVE MAGGIO è una roba fresca anche se come detto in partenza non è il miracolo musicale dell’anno, ma è una serie di canzoni che si ascoltano abbastanza volentieri, pensate bene e realizzate ancor meglio. Che poi ci sia una gran percentuale di paraculaggine, questo è indiscusso, ma se per radio devo decidere di subire l’ascolto di Achille Lauro o Liberato, il secondo mi dà decisamente meno ai nervi.

La migliore: GUAGLIO’, pochi suoni ben equilibrati, un richiamo ad un brano che ho sentito mille volte ma che i miei neuroni stanchi non riescono ad etichettare correttamente, il finale alla Aphex Twin mi ha svoltato l’ascolto. Voto 9

La peggiore: GAIOLA, la roba ‘strappabraghetta’ (leggi: smielata) lasciala a qualcun’altro, non ci convinci, anzi. Voto 3

 

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