Grandmaster Flash al Locomotiv per Express Festival

Lo scienziato del giradischi nella capitale italiana dell’hip-hop

nicola-federici
Tempo di lettura: 3' min
5 dicembre 2019
News
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Il sound di New York ha acceso Bologna.

 

Erano i primi anni ’70 e nei block party del Bronx di New York si stava muovendo qualcosa di diverso, alcuni dj mixavano a ritmi incredibili musica disco con funk, soul, reggae.

Nella holy trinity, con Kool Herc ed Afrika Bambaataa c’era anche il dj che ha sconsacrato pile di vinili poggiandoci sopra le dita e segnando l’inizio del break con pastelli a cera: il giovane Joseph Taddler, Grandmaster Flash.

Joseph sta portando in giro per il mondo il suo spettacolo “Hip Hop people, places, things” per istruire le nuove leve con la storia del movimento che è diventato il business più grande del mondo. Ed è arrivato nella capitale italiana della doppia acca per darci due dritte: «Devono capire che le big star di oggi erano poverissime quando hanno iniziato e che questa cultura è nata in uno dei quartieri più malfamati della New York degli anni Settanta»

Il suo live infatti, grazie alle proiezioni video, sembra una puntata all-in-one di un documentario sulla genesi dell’hiphop: preziosi frammenti di vita newyorchese nei quartieri Bronx, Queens, Staten Island, colorati con intermezzi divulgativo-musicali.

(continua sotto)

“No studio, no clubs, no Facebook, no Instagram, no cdjs, no Serato, no Traktor, no mp3”, solo due giradischi, un mixer ed un microfono. Tale era la strumentazione dei dj dell’epoca. E via con un breve tutorial sulla tecnica del mixaggio con giradischi, stessa strumentale sui due piatti e passaggi fast-cut. Inventiva pura e tecnica da vendere, no doubts.

Una parte dello show viene poi dedicata ai pilastri dell’hip hop che ci hanno lasciato, un memoriale in onore a Prodigy, ODB, Heavy D, Big Pun, MCA, Eazy E, Phife Dawg, Jam Master Jay, Tupac; in sala si respira un mix di commozione ed euforia per l’infinita sequenza di hit che Grandmaster Flash ha selezionato.

 

Lo show prosegue a ritmo incalzante con cambi veloci e screcci, flares su masterpiece che hanno fatto la storia del genere: It’s Tricky dei Run-DMC, Party Updei DMX, Mundian to Bach Ke di Panjabi MC, Empire State of Minddi Jay-Z, Insane in the Brain dei Cypress Hill, e molte altre.

Tirando le somme, con non poco stupore notiamo che Grandmaster Flash, ormai giunto a sessantun primavere, è passato da scienziato del giradischi (così era soprannominato dai suoi) a professore di cultura hip-hop con Traktor, Serato, iPads, iMac, proiezioni video e sponsor Instagram. Questa la sorpresa più grande, non aspettandoci di assistere ad una divulgatio in questo stile.

“Uno show musicale è molto più istruttivo di una lezione universitaria. Ti sto dando musica ma ti sto anche insegnando. Ti do la conoscenza ma anche il miele. Niente video, niente GMF”

È giusto far conoscere le proprie radici, valorizzare il passato e il paradigma da cui derivano i vari sub-generi attuali, a chi, spesso con superficialità, muove i primi passi da hip-hopper, in un contesto sociale e culturare in continuo fermento, di cui internet è fautore.

Così Grandmaster Flash, in più occasioni, ha ribadito che “grazie” al web non esiste più l’underground come movimento culturale di nicchia in antitesi alla cultura di massa, esistono soltanto generi più o meno popolari.

Torniamo a casa da questa penultima serata di Express Festival con qualche fondamentale in più, alcuni ripassi delle nozioni di juggling di base ma con la consapevolezza che il Grandmaster Flash scienziato che mixa con solo due Technics ed un microfono sarà solo un ricordo nostalgico e sgranato su pellicole storiche.

 

 

Ph. courtesy Marianna Fornaro, Locomotiv Club

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