I Frollein Smilla stretti stretti, bravi bravi, sul palco del Retronouveau di Messina

polpetta
Tempo di lettura: 3' min
3 marzo 2020
Review 4 U
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Sabato 29 febbraio, in una Sicilia incolume rispetto alle chiusure dei locali che hanno bloccato la scena live del nord Italia, siamo stati al Retronouveau per il concerto dei Frollein Smilla.

La prima domanda da farsi a un concerto dei Frollein Smilla è come faranno in sette a stare su un palco relativamente piccolo come quello del Retronouveau.

La seconda domanda non hai neanche il tempo di fartela, perchè appena le luci si abbassano e a parlare è la musica non hai più modo di dubitare: devi solo accettare la situazione e gettarti a capofitto senza timore nel più classico degli atti di fede.

Berlinesi e freschi di pubblicazione, nel 2019, del riuscitissimo Freak Cabaret, i Frollein Smilla provano (con buon successo) a conciliare romantiche atmosfere quasi fiabesche e un sound molto fresco in ottanta minuti passati sul palco quasi come una scolaresca a tratti turbolenta ma spesso diligente. È proprio la linearità tecnica a sorprendere maggiormente nella resa sonora di questo mix di generi (a tratti soul, a tratti funky, con forti sfumature jazzate), specie con il trittico Anfang von gestern-Dear Bereaved-How, che una dopo l’altra scaldano i cuori dei presenti. Desna ed Emilia rendono incantevole anche una lingua non particolarmente morbida come il tedesco, poi sale in cattedra Leon che al basso detta il tempo quando si tratta di accelerare con lo swing di Hunderte mehr, in cui risaltano bene anche le qualità tecniche di Julius, trombettista, e Robin, addetto al vino rosso e al trombone.

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Il ritmo sale e scende di continuo, senza mai annoiare; a una The garden sognante ed evocativa

“Love can be a planted seed / but you don’t know what blossom might bring”

segue Que podemos cambiar, resa molto energica dal vivo e ulteriore prova dell’eclettismo della band, all’opera con una terza lingua oltre a quella madre e all’inglese. Lo spettacolo risente un po’ della grandezza ridotta di un palco, quello del Retronouveau, in cui il settebello tedesco fa di necessità virtù, riuscendo a tratti a scambiare posizione, a ridere e scherzare come fosse effettivamente la gita della scolaresca di cui sopra; l’unico a restare, perlomeno in apparenza, sempre con un forte alone di serietà intorno, è il batterista Johannes che non sbaglia un colpo e resta fedele metronomo di quella che diventa anche a tratti una liturgia, su un palco in cui la voce di Desna non sembra risentire particolarmente di qualche problema di salute della cantante, che vanta il non certo invidiabile primato di essere probabilmente l’unica persona al mondo a essersi, tra mille altre cose, anche una tatuata una blatta e il fatto che questo dettaglio non disturbi più di tanto gli astanti è il miglior indice di quanto sia coinvolgente il concerto.

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La chiusura di prima parte, se di chiusura si può effettivamente parlare, è ancora un continuo rimbalzarsi da un disco all’altro, con Golden future, Klappspaten e Freak Cabaret, prima di una bellissima Burning sun

“I came too close to the golden sun / in the morning when my feet began to run”

brano che anticipa un finale lunatico, in cui saltano gli schemi, Robin come un novello Icaro si avvicina troppo al bordo del palco e, tentando di ricambiare l’affetto del pubblico, sfiora involontariamente l’idea di un volo dall’esito probabilmente più divertente che pericoloso. Effetti un po’ dell’alcol, un po’ del coinvolgimento anche emotivo palpabile per la band che chiude poi il set con l’adorabile She e Schnaps und Du, occasione ideale per rimandare a un drink post concerto, un cocktail e una chiacchierata per capire, ottanta minuti dopo, come sette tedeschi dal talento cristallino abbiano fatto a stare su un palco relativamente piccolo come quello del Retronouveau, dimostrandosi ancor più validi e poliedrici di quanto mostrato nei loro dischi.

 

Gregorio Parisi
Ph. Francesco Algeri (courtesy of Retronouveau)

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