Fatboy Slim X AltaVoz @ C. S. Rivolta. Basta la voglia di ballare

polpetta
Tempo di lettura: 3' min
19 marzo 2019
Gallery, Review 4 U
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“Abbiamo percorso una lunga strada assieme, attraverso tempi difficili e altri buoni. Ora devo celebrarti, lodarti come meriti.”

Inizia più o meno così il set di Fatboy Slim,sabato 16 marzo al C.S. Rivolta di Mestre. Anticipato dai set di Gladis e dei Match Point ad aprire le danze senza un minimo d’esitazione per introdurre la super star di Brighton.

È sicuramente un percorso lungo e articolato quello di Fatboy Slim, che dal 1996 produce la sua musica facendosi attraversare da ogni contaminazione e remixando qualsiasi tipo di brano portandolo al successo. Ne è passata di acqua sotto ai ponti dall’uscita del remix di Brimful of Asha dei Cornershop, poco più di vent’anni dalla pubblicazione di “You’ve come a long way baby”, eppure Norman Cook continua a fare sold out, riempiendo di persone di ogni età e gusti musicali un centro sociale grande come il Rivolta.

La nostra serata l’abbiamo trascorsa in un bagno di folla con le orecchie tese verso le casse, le gambe che non potevano stare ferme e gli occhi che osservavano tutt’intorno per studiare la fantastica umanità che ci circondava.

Il primo impatto con la serata di AltaVoz è stato un po’ come quando nel silenzio di una sala d’aspetto stai sfogliando le stories su Instagram e te ne si apre una con l’audio altissimo che fa sobbalzare tutti i presenti. Solo che, invece di durare 15 secondi, lo scossone ci ha accompagnati per tutto il set dei Match Point, il duo formato da Max D. Blas, co-founder di AltaVoz e da Gianluca Marcati, resident al Muretto di Jesolo.

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Un sound che solitamente capita di sentire a nottata già inoltrata, con bassi che fanno tremare le interiora e pezzoni che, sicuramente, anche i più attempati seguaci di Fatboy Slim avranno riconosciuto e apprezzato, come Dooms night di Timo Maas e – in chiusura – He not in firmata Chicken Lips. Un passaggio di testimone che ci convince.

Alle 2 puntuali di (ormai) domenica mattina Fatboy Slim appoggia la puntina su Prase You e fa saltare tutto il Rivolta, mentre noi continuiamo a muoverci nel grande capannone incrociando tipi un po’ punk, facce da writers, ragazze che parevano dirette al Coachella, tipe in minigonna e cuissards, non-giovani in t-shirt con nomi di gruppi improbabili che ne tradiscono l’età. Dal palco partono i remix di Heads will roll (Yeah yeah yeahs), This is America (Childish Gambino – anche nella selecta di Peggy Gou alla scorsa RoBOt Night) e Psycho Killer – un dovuto omaggio al suo partner in crime David Byrne che però abbiamo trovato scarico e un po’ anacronistico.

Ma è stato con il remix di Got to keep on dei Chemical Brothers che Fatboy Slim ha toccato uno dei momenti più alti della serata. A trascinarci nel ballo non solo il flow di uno dei singoli che anticipa l’uscita di “No Geography” ma anche le immagini che giravano dietro alla console: il video integrale del brano con le sue coreografie contagiose. Poi, se dovessimo dire il pezzo che ci ha davvero ricordato cosa ci faceva saltare sul serio alla fine degli anni ’90 non potremmo non citare l’old school remix di Renegade Master (Wildichild).

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Forse è stato proprio a questo punto della serata che, cercando di raggiungere l’esterno del locale per introdurre un po’ di ossigeno, ci siamo imbattuti in una ragazza che al centro della pista, con l’espressione serena di chi è nel luogo più familiare del mondo, stava addentando una mela.

Personalmente quell’incontro ha totalmente cambiato il punto di vista sulla serata che stavo vivendo. Appena arrivata al Rivolta ho avuto l’impressione di sentirmi fuori posto e inadatta, catapultata dalle mura di casa al capannone di una squallida periferia, separate da oltre cento chilometri di A13, tra persone che per la maggior parte non sembravano somigliarmi. Poi il flash su di lei e sulla sua mela è arrivato a scaldarmi il cuore, ed è stato come se tutto quello che poi ho ascoltato, tutte le persone che ho sfiorato mi appartenesse. Perchè il centro sociale Rivolta è un po’ così, non importa da dove vieni, cosa indossi, con chi limoni o in cosa eccedi, a che tavolata consumerai il pranzo della domenica, ammesso che ti alzerai in tempo: qui puoi trovare il tuo spazio, anche se in tasca hai pochi euro, basta la voglia di ballare.

 

Testo: Elena Bertelli
Photo: Cecilia Secchieri

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