Bolognasound: nuova spazi sonori dentro Galleriapiù

anita-vicenzi
Tempo di lettura: 2' min
12 dicembre 2019
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Nell’epoca dell’underground-a-tutti-i-costi a Bologna c’è chi davvero prova a fare qualcosa di diverso, che si districare degli stigmi dell’elettronica da club per esplorare quello che questo genere può dare quando entra in altri contesti e dimensioni.

 

Perché se è vero che siamo pieni di posti dove andare a ballare e fare serata, è altrettanto vero che la musica elettronica non è solo questo.

A Bologna più che in altri luoghi questo diventa possibile grazie al Conservatorio di Musica Elettronica. Anche se possono essere considerati un po’ come le pecore nere del “G.B. Martini”, una delle più grandi qualità di questi ragazzi è organizzarsi, mettersi insieme e creare spazi sonori che non esistevano in città.
É così che in poco tempo hanno messo insieme il Collettivo della Scuola di Musica Elettronica e hanno iniziato a dare forma a eventi che esplorano un’elettronica che per i più non esiste, ma che è essenza e spirito di quello che ormai è diventato un genere musicale onnipresente nelle nostre giornate.

Bolognasound è un ciclo di concerti dedicati all’improvvisazione e al dialogo tra strumenti e musicisti diversi in GALLLERIAPIÙ.

 

Con BolognaSound è stato battezzato un modo comune di intendere il pensiero musicale pur nella singolare diversità di espressioni, qualità e approcci sviluppatosi negli ultimi anni nell’ambito della Scuola che ha permesso la nascita del Collettivo degli studenti della suddetta Scuola. Questo ciclo di concerti indaga il mondo dell’improvvisazione elettronica ed elettroacustica con tre formazioni differenti: quartetto, la conduction, il solo. Una finestra sulle possibilità della musica elettronica dal vivo e uno sguardo sulla scena elettronica bolognese, aperta alle innovazioni e ricca di influenze.

Oggi 12 Dicembre alle 20.30 si terrà l’ultimo concerto del ciclo, che esplorerà il solo attraverso l’improvvisazione musicale dal vivo per un esecutore di Francesco Giomi.
Giomi presenterà Kelvar, un progetto di improvvisazione totale “polarizzata”: un’azione musicale dove il modello del kevlar consente la nascita di “fibre sonore” di natura sintetica ma ispirate a modelli di proliferazione chimica e vegetale, in un’alternanza tra elementi continui-dilatati e tessiture ritmiche ossessive.
La modalità espressiva è completamente improvvisata e di natura elettronica, ma insiste su percorsi strutturali delineati che la fanno riconoscere e identificare in un’ottica di costante ricerca. Kevlar non è dunque un pezzo di musica, assomiglia piuttosto a un processo: i suoi caratteri sono instabili e la sua struttura è mobile, costantemente cangiante e diversamente fruibile in ogni circostanza.

Venite in esplorazione tra le sperimentazione del collettivo tra le mura di GalleriaPIù.

Tutte le info per esserci qui.

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