Billy Bogus [The Carribean House]: Aspettando Outer Festival 9-10.09.16

polpetta
Tempo di lettura: 4' min
8 settembre 2016
Festival, Interviste, Save The Date
Lontano dall’accontentarsi del ruolo di local hero e agitatore culturale modenese, il nostrano Billy Bogus sforna l’ennesimo progetto cinedelico, arruolando collaboratori del calibro di Federico Bologna (Ohmega Tribe, Technogod) e Cristiano Santini (Disciplinatha), paladini dell’underground italiano anni ‘90.
Da atmosfere tropicali fino a tetri grooves, la sensibilità di questo progetto non conosce confini, mixando disco, downtempo, ambient e la capacità di creare colonne sonore inedite e originali per z-movie immaginari, la cui destinazione non poteva che non essere un vinile per il progetto madre Pizzico Records.
Modena & Bologna, dark & tramonti, sacro & profano, troveranno casa Venerdì 9 settembre, all’interno della Chiesa di San Giacomo Apostolo di Castelfranco Emilia @ OUTER FESTIVAL.
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PolpettaCrew: The Caribbean House è un progetto che, oltre a te, vede la presenza di due personaggi storici dell’underground italiano come Cristiano Santini, fondatore dei i e Federico Bologna di Technogod e Ohmega Tribe. Come è nato questo sodalizio e dove affonda le proprie radici, musicalmente parlando?

Billy Bogus: Io e Cristiano ci conosciamo dai tempi di Disciplinatha (inizi anni novanta per intenderci) anche se abbiamo approfondito il nostro rapporto in studio negli ultimi dieci anni: inizialmente ha mixato molte delle mie tracce come Bogus poi negli ultimi due anni, con l’arrivo di Federico, abbiamo deciso di creare un vero e proprio gruppo. 

Musicalmente parlando la simbiosi che sta avvenendo con questi “padrini” è di una spontaneità che mi colpisce anche perché, in modo del tutto viscerale, essi racchiudono l’essenza di buona parte del mio background: dalla new wave, alla techno, dal dark al trip hop. Il processo creativo è quindi molto naturale: cerchiamo di convogliare influenze del passato ma in modo riflessivo e attuale, considerando per “attuale” ciò che vogliamo fare al momento, senza farci condizionare dunque da mode particolari ma nemmeno da pompose nostalgie.

PolpettaCrew: Nel suono di Caribbean House si avvertono echi Italo Disco, New Wave e fascinazioni afro, un mix estremamente liquido e articolato. Tecnicamente, in che modo lo riproponete live? 

BB: La nostra impostazione live è abbastanza old school (avresti mai detto?) ma con qualche innesto digitale di ultima generazione. Federico si avvale di sintetizzatori modulari – la dimensione del rack dipende dal tipo di performance – e dall’inseparabile Nord Electro 3, quello dei suoni algidi e ottantiani che stanno diventando una sorta di marchio di fabbrica TCH e a cui mi sto affezionando particolarmente.

Io sono l’addetto alle stranezze: campioni da film, campioni su vinile, campioni ovunque insomma. Il tutto infine è frullato a dovere dal maestro Santini che si avvale di diversi delay – Eventide time factor più effetti del Moog Mother 32 – e da un monolitico Allen&Heat GL2000 dove tutto scorre e si tramuta nel nostro live. Ci troviamo a nostro agio con questo tipo di set up che ci ricorda molto il modus operandi Adrian Sherwood, vera icona di white Dub per noi tutti.

Per il live in chiesa del 9 settembre all’Outer Outer festival stiamo preparando una performance più incentrata su sonorità ambient, kraut rock e downtempo, vedremo cosa ne uscirà, è una specie di esperimento anche per noi.

PolpettaCrew: Sei prossimo a tagliare il traguardo dei dieci anni di attività della tua etichetta, la Pizzico Records. Come si coniuga l’attività di musicista e produttore a quella di label manager? 

BB:In qualità di label manager mi trovo forse innanzi al fatidico bivio tra inseguire la produzione altisonante o continuare a scavare come ho cercato di fare fino ad ora, seguendo i miei interessi anche a discapito di facili visibilità. 

Pizzico è nata dieci anni fa con l’autentica Fotta di celebrare decadi d’oro della dance underground avvalendosi di un pizzico -appunto- di ironia ed ora che il mondo sembra spopolare di boriosi nostalgici, sensazionalisti e cazzoduristi del vinile sento che non è più il mio territorio. Tutti puntano a creare fazioni, gruppi, “o sei fuori o sei dentro” ma non è mai stato così con me: ci sono passioni, feelings e interessi da condividere, Pizzico è sempre stata questo e vorrei rimanesse tale anche nel futuro, è una questione di attitudine, ora come vent’anni fa. 

Per quanto riguarda la questione Producer/Label Manager mettere d’accordo le due anime è meno facile di quello che si pensi perché si possono generare piccoli conflitti di interesse che intaccano la spontaneità del lato creativo e la professionalità “manageriale”, anche se parliamo sempre di un piccolo marchio nel mio caso, ma con la sua piccola storia.

PolpettaCrew: Quali altri progetti hai in serbo per il futuro?

BB:Mi sto dedicando alla release del decimo compleanno di Pizzico: il progetto è molto divertente anche se preferisco non anticipare nulla, vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. 

A livello di produzione sto lavorando al nuovo materiale Caribbean che suona più beatless e d’atmosfera che propriamente disco, e a un progetto di jazz sperimentale: si chiama Strata-Gemma e spero di pubblicarne una release molto presto; stilisticamente vorrebbe essere un connubio tra una concezione di elettronica molto démodé e il jazz ma le ultime prove in studio tradiscono già una deriva puramente “soundtrack” e quindi è sempre lì che si va a parare nel mio caso: il cinema (eheh – risatine). 

E a proposito di cinema sto musicando, sempre insieme ai soliti soci, l’episodio di una neonata serie, cosa molto stimolante per me: anche in questo caso pubblicheremo la news ufficiale appena sarà uscito il tutto. Sono curioso, cerco sempre di mantenere un atteggiamento di eterea curiosità nei riguardi del futuro.

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