Tom Colbie: Shots from outer space.

md-romero
Tempo di lettura: 6' min
14 dicembre 2017
Art, Interview
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• Come è nata la figura di Tom Colbie, qual è stata la molla che ti ha spinto a creare questi tuoi lavori?

Tom Colbie Art è l’anagramma del mio vero nome e cognome. Ho scelto di utilizzare questo pseudonimo in linea con il mio personaggio: la sua identità reale è sconosciuta ma ciò che la sua figura rappresenta è ben noto all’immaginario collettivo. L’astronauta mi ha sempre affascinato; per gioco e provando ad inserire questo personaggio in vari contesti mi sono reso conto del forte impatto visivo che riesce a produrre in ogni situazione. Ho iniziato sei anni fa senza un obiettivo preciso, aprendo un blog (“Shots from a Parallel Dimension”), una pagina e un profilo su Facebook. Inaspettatamente in questi anni ho ricevuto recensioni su vari siti molto visitati e il salto di visibilità è avvenuto tramite il sito di WeTransfer mi ha chiesto se poteva mettere in rotazione una decina di immagini dei miei lavori. Da lì ho ricevuto parecchi contatti e richieste di lavori su commissione.

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• La figura centrale delle tue composizioni è l’astronauta, una costante, un character fuori dal suo mondo che si sostituisce anche a figure sacre come quella di cristo, e l’associazione con la figura di Major Tom di Bowie, e di conseguenza anche rispetto a 2001: A Space Odyssey risulta quasi naturale. Cosa rappresenta l’astronauta nelle tue opere?

L’astronauta ha una forte personalità senza avere per forza un identità precisa, quindi ho voluto inserirlo in quadri, fotografie o contesti che sono principalmente tributi alle mie passioni artistiche. narrative e musicali. Quello che volevo creare è una sorta di “effetto straniante” tra un qualcosa di molto noto, che tutti possono riconoscere (ad esempio un quadro famoso) e un personaggio che in quel contesto non c’entrerebbe assolutamente nulla ma che poi in realtà crea un forte impatto visivo.

• Ci sono molti riferimenti pop nelle tue opere, mi riferisco principalmente a ritratti di personaggi di culto, come Heath Ledger, Jeff Bridges o Kyle MacLachlan che indossano la tuta d’astronauta. Cosa rappresenta inserire un personaggio che ha fatto la storia all’interno della tuta spaziale? Prendendo tutti gli elementi che caratterizzano l’astronauta, dalla tuta e il casco fino ai più minuziosi dettagli, è un voler dare un’identità differente, alternativa, a questi personaggi che per me hanno sempre significato molto.

E’ come dar loro vita in un mondo parallelo, farli esistere in una realtà alternativa sotto una luce differente. Un esempio è un famoso scatto del fotografo Dennis Stock che ritrae James Dean a Time Square sotto una pioggia battente che ho ripreso inserendo a fianco del protagonista originale una sua copia vestita da astronauta, immaginando quest’ultimo come un viaggiatore del tempo che torna da lui per avvisarlo di non salire mai sull’auto che lo condurrà inesorabilmente all’incidente mortale che segnerà la sua fine.

• Le principali influenze surrealiste sono evidenti nei tuoi lavori ma si va anche a toccare pittori di molto antecedenti come Bosch o Caravaggio. Quali sono gli autori che più hanno influenzato le tue scelte stilistiche? Posso confermare in primis il mio amore per le luci e le ombre di Caravaggio e per la “visionarietà” delle opere di Hieronymus Bosch. Altro autore che ho citato in molti miei lavori è l’americano Edward Hopper, di cui apprezzo molto le scene di vita quotidiana tipiche dei suoi quadri.

TranquilityBase• Riallacciandomi alla domanda precedente, l’astronauta è spesso sperduto in spazi alieni come altri dipinti o paesaggi desolati (la serie con la Venezia prosciugata e gli animali) raramente ha un veicolo con cui muoversi. Quando questo accade le astronavi sono sempre delle rivisitazioni di monumenti storici come cattedrali e chiese. Qual è il significato di questa scelta?

Il significato è cercare di dare un senso alla differenza di percezione che abbiamo tra la veglia e il sogno di un luogo che conosciamo, che abbiamo visitato, che si differenzia tra la visione che abbiamo nel sogno e quella che abbiamo nella realtà. Sono sempre stato affascinato dall’architettura, per questa ragione ho cercato di trasformare in improbabili “astronavi surreali” chiese o palazzi famosi, tipo la Cappella del Brunelleschi di Firenze o il Duomo di Milano. Ho voluto quindi dare una visione onirica, surreale di un luogo che noi tutti siamo abituati a vedere.

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• Oltre alle tue opere il tuo stile viene scelto da alcuni artisti e musicisti come Marco Minnemann per le loro cover. Com’è il rapporto con questi artisti?

Ho realizzato per Marco Minnemann tre copertine per tre suoi album da solista e altre tre per “The Aristocrats” gruppo in cui suona con Brian Beller e Gutrie Govan. Un anno dopo il primo lavoro che feci per loro, vennero in Italia in tour ed ebbi l’occasione di conoscerli personalmente durante la tappa di Padova, concerto in cui si esibivano con Joe Satriani. E’ stata un’esperienza meravigliosa ed emozionante per come mi hanno accolto nel loro backstage. Sembrava fossimo amici da una vita! In quell’occasione portai loro in regalo delle magliette da me realizzate che loro indossarono durante il concerto. Oltre a Minnemann ho fatto lavori anche per altri gruppi italiani, “Matt Project”, “Eradius” e Andrea Lovato.

• Basta sfogliare le tue opere per vedere che sei un grandissimo appassionato di cinema e serie TV, cosa ne pensi del panorama attuale del mondo della settima arte?

Quali sono i prodotti che più ti hanno entusiasmato negli ultimi anni? Negli ultimi anni le produzioni e i grossi investimenti delle major si sono spostati molto verso il piccolo schermo (basti pensare al successo delle serie Netflix).

La serializzazione dal mio punto di vista permette ai registi e soprattuto agli sceneggiatori di raccontare storie di più ampio respiro e di dare una maggiore caratterizzazione ai personaggi. Penso sia una cosa molto positiva, ma di certo ritengo che la produzione cinematografica abbia ancora un ruolo importante, anche se forse non più predominante come una decina di anni fa. Se devo parlarti dei miei gusti riguardo alla serie TV degli ultimi anni, cito su tutte Breaking Bad, True detective (solo la prima stagione, la seconda non mi è piaciuta per niente) e l’ultima surrealissima stagione di Twin Peaks. Questa mi è piaciuta talmente tanto che ho realizzato un tributo all’Agente Cooper inviandolo direttamente a Kyle MacLachlan, che incredibilmente l’ha postato su tutte le sue pagine social. E’ stata per me una grande emozione. Per quanto riguarda i film invece, ho apprezzato molto “Moon” (girato a basso budget ma molto figo),“Gravity” (primo ed unico film che ho visto in 3D al cinema), e “Interstellar”. Li ho trovati molto vicini ai lavori che realizzo.

• A questo proposito andiamo a toccare un tasto dolente, cosa ne pensi del panorama artistico a tutto tondo in Italia.

Molto sinceramente, senza alcun tipo di snobismo, posso dirti di non seguire molto l’arte contemporanea. Raramente, visitando mostre, mi sono emozionato. Mi sento attratto da alcuni artisti che citano quelli che ritengo essere i grandi classici dell’Arte (con la A maiuscola) rivisitandola in maniera molto intelligente, come fa Nicola Verlato, una scoperta che ho fatto negli ultimi anni. I suoi dipinti ritraggono situazioni e scenari contemporanei, riprodotti secondo uno stile che omaggia il grande Tintoretto.

• Il sogno di molti bambini un tempo era quello di “fare l’astronauta”, ora quel sogno sembra essere un’altra reliquia della space age, quando de facto la corsa allo spazio era un pretesto per dimostrare la gittata dei missili fra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Che posto ha, il cosmo nell’immaginario collettivo? L’astronauta è davvero andato, come Major Tom in Ashes to Ashes, alla deriva in un posto lontano dai pensieri della gente, divenendo solo un vago ricordo? Stiamo smettendo lentamente di sognare?

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Non abbiamo mai smesso di sognare, perché in realtà anche se se ne parla di meno la brama di scoperta è sempre viva dentro di noi. Penso che Omero con l’Odissea abbia influenzato e detto tutto ciò che c’è da dire sull’uomo e sul suo istinto di viaggiare e sognare. Cio’ che è stato scritto, girato e realizzato dopo l’Odissea credo sia soltanto una rivisitazione dell’uomo che parte, che combatte, che intraprende un viaggio e infine ritorna a casa. L’astronauta non è altro che un moderno Ulisse che ha allargato i propri orizzonti di viaggio per esplorare ciò che ancora non conosciamo. La Nasa in questi ultimi anni ha coniato un nuovo slogan “Get Your Ass to Mars” di cui è testimonial Buzz Aldrin, che a conferenze e a programmi televisivi indossa sempre una maglietta con questa frase stampata sopra. Il sogno quindi continua.

• Domanda provocatoria. La razza umana è veramente andata sulla luna?

Esistono diverse teorie complottistiche che hanno cercato di smontare la missione dell’Apollo 11, una su tutte quella che sostiene che sia stato Stanley Kubrick a girare le scene dei primi passi dell’uomo sulla Luna. E’ stata ripresa anche da un famoso docufilm, “Room 237”, dove si dichiara che il film “Shining” sia una confessione lasciata da Kubrick all’umanità. In esso sarebbero presenti dei messaggi subliminali che vorrebbero far pensare che il regista abbia girato l’atterraggio sulla Luna per conto della Nasa. Ho citato questa teoria in un mio trittico intitolato “We Never Went to the Moon”. Io il 20 luglio c’ero ed ero ancora un ragazzino e ricordo di essermi svegliato nel cuore della notte per assistere in diretta all’allunaggio. Vorrei proprio credere sia successo davvero.

• Grazie per il tuo tempo, l’ultima parola è tua:

Ringrazio tutti voi di PolpettaMag per lo spazio che mi avete dedicato e vi lascio con un saluto, citando la frase di un uomo e di un Artista che mi manca molto: “Ground Control to Major Tom”.

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