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TIMESHIFT w/ Marmo (live), Broken English Club, Silent Servant, Domenico Crisci #08.04.2017#

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Ricordo che a Gennaio scrissi: “ma se ora ascoltiamo artisti tipo sti qui, a Marzo che ci aspetterà?”.
I più attenti (e mi auguro anche gli altri) avranno notato che siamo ad Aprile, quindi già in ritardo di un mese.
É giunto dunque il momento di rimediare e di darci una risposta analizzando attentamente i passaggi che ci hanno introdotto nell’avanguardistica visione che Timeshift ha della techno.
Di sicuro è una serata che non ha tempo di seguire le mode.
Nel nuovo appuntamento techno bolognese abbiamo avuto il piacere di condividere la pista con gli intimi affezionati del circuito “Jealous God”.
Definire un’etichetta discografica “circuito” non sarebbe totalmente corretto se identificato nel suo significato letterale: tranne se a dimostrarci il contrario non ci fossero casi come Pole Group e Jealous God stesso.
Si parla di realtà che fanno dell’unione la loro forza, e della freschezza delle idee la loro arma contro le major.
Possiamo addentrarci in questa tundra di suoni raccontando la stagione 2016/2017, quella in corso e che ha provocato in noi qualche scompenso cardio-circolatorio, dovuto principalmente agli aggressivissimi e acuminati tappeti di percussioni che hanno condizionato l’annata.
Ognuno degli artisti chiamati in causa invece, ha contribuito a far oscillare la lancetta dello “stile” in maniera instabile e poco fluida, esattamente come l’accavallarsi di glitch e suoni distorti alla massima potenza (tipo Sleeparchive o Blush Response), con equilibrate ed acide atmosfere (come Serena Butler, Lakker o Acronym), oppure gli abusi di Blawan, per poi arrivare a lambire i contorni mediterranei dell’Europa grazie alla techno Iberico-Berlinese (non ultima per importanza, anche se non sono molti i nomi oltre Lewis Fautzi e Oscar Mulero che ne erigono lo stendardo).
Però i contrasti forti e l’instabilità ci piacciono molto, soprattutto perché distolgono l’attenzione da tutto quello che può essere considerato come un “solito punto di vista”.
Forniscono il giusto grado di imprevedibilità all’alternarsi delle serate.
Proprio come questa volta, in cui la stessa aria di sorpresa e di stupore l’abbiamo respirata fra una performance e l’altra.
Eventi curiosi e la “vita da bancone” hanno fatto sì che il live dei Marmo sia sfuggito alla nostra attenzione, ma sappiamo comunque tanto di loro.
Tipo che è un giovane duo nostrano e che le origini del loro live siano profonde e radicate, insieme alla conoscenza della musica appresa grazie ai passati (nonostante le tenere età) da strumentista/cantante.
Improvvisazione, molteplici ritmiche sovrapposte fra loro, un delirio di macchine, strumenti e luci, voce distorta e infine una chioma sventolante; ecco gli ingredienti necessari a copiare i Marmo.
Affare assai complesso, fidatevi.
Immediatamente dopo, Broken English Club accende i riflettori sulle fasi più statiche della techno, alternando alcuni momenti del live ad urla che, se confrontate con quelle dei marmo, risultano decisamente timide.
Un live sicuramente da rivedere con maggiore attenzione, ma noi siamo presi troppo bene e cerchiamo qualcosa di più frizzante.
Detto-Fatto.
Una consolle più bassa avrebbe sicuramente fatto comodo, ma l’energia e la spinta del dj statunitense sono contagiosi, conducendoci nei meandri del mondo Jealous God.
Dispenser di perle rare accompagnate da numerose apparizioni di artisti provenienti dal lato più sperimentale ed essenziale della techno.
Questo fa di James Ruskin, Regis e Silent Servant, i fautori del fiore all’occhiello dell’avanguardia elettronica.
Dopo aver ballato fino a non averne più, magicamente cambia tutto.
I suoni. I sottofondi. La velocità.
è tutto diverso.
Domenico Crisci ci rimanda ai ricordi della scuola, dove attendevamo impazienti il cambio dell’ora per cambiare materia.
Più o meno è di questo che si parla, di un altra materia.
Un modo alternativo e curato analogicamente di produrre musica e mixarla.
Indubbiamente è uno dei live più cazzuti e incisivi visti quest’anno, vista la minuziosa ricerca e selezione delle tracce.
E un altro aspetto caratteristico del dj casertano è l’immobilità dietro il mixer, utile a rendere lo spettacolo asettico e a creare un forte senso di distacco fra pubblico e artista, canalizzando comunque l’attenzione sull’intensa trama intrecciata dei synth.
A tratti troviamo melodie macabre e dal tipico calore elettronico delle tastiere di fine anni 80’, mentre dalle 5 in poi anche il non proprio nordico Crisci scioglie i nervi e “dialoga” meglio con la pista, offrendo la possibilità di chiudere in bellezza la serata: godendoci i nostri spazi vitali, i drink e l’idea di essere in un punto non ben definito sulla linea del tempo del genere Techno.
Ci sentiamo piacevolmente obbligati a testimoniare per voi cosa ci aspetterà oltre.

word by Sergio Creep



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