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Sevdaliza @ Circolo Magnolia, 21 novembre 2017

Se abiti a Reggio Emilia e vai a Milano di martedì sera, ti senti un “cittadino del
mondo”; se abiti a Reggio Emilia e vai a Milano di martedì sera per fotografare
Sevdaliza al Magnolia, allora ti senti particolarmente fortunato.
Così mi sono sentita nel tragitto che quasi mi ha condotta all’aeroporto di Linate,
sarà che siamo un po’ tutti falene quando vediamo delle insegne così luminose. Giro
a sinistra anziché a destra, sono salva.
Fa un freddo cane e al Magnolia, invece, è giustamente buio. Nell’attesa dell’inizio
del live ci intrattengono vino, birra, tranci di pizza e delle playlist ben riuscite.
Quando tutto inizia e lei, Sevdaliza, fa il primo passo sul palco, per un attimo sembra
che ogni cosa si fermi sospesa, e forse è così. Nella sua imponente bellezza ci si
sente un po’ spaesati; mi guardo per un attimo alle spalle e riconosco
nell’espressione del pubblico delle prime file i miei stessi pensieri.
Il concerto è qualcosa di indescrivibile; Ison e The Suspended Kid vengono toccati
nei loro brani migliori (gusti personali). Su Hubris mi viene quasi da piangere, su
That Other Girl mi dimentico di essere lì.
Lei canta e si muove con i suoi lunghi capelli neri e uno sguardo incredibile,
accompagnata dai movimenti di Gil, il ballerino che interpreta le canzoni come fosse
posseduto, come fosse innamorato, fatto sta che è bravissimo e chi l’avrebbe mai
detto che avremmo assistito ad un concerto del genere.
In fondo ci sono tre ragazzi che ballano e sono vestiti un po’ strani. Il pubblico è
vario, qualcuno si muove, qualcuno limona, qualcuno sta fermo immobile a bocca
aperta.
Ci viene concesso il bis e una rosa lanciata a chissà quale fortunato, che allunga la
mano e se la prende.
Quando tutto finisce e Sevdaliza lascia il palco, allora sembra che si possa tornare
alla normalità, con il ragazzo della security che ci manda via in fretta perché devono
smontare.
WORDS & GALLERY BY GLORIA SOVERINI


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