Robot Night w/ Jackmaster @ Link – 24.02.18

gloria-soverini
Tempo di lettura: 2' min
5 marzo 2018
Review 4 U
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Tre è il numero perfetto e stasera si chiama Robot Night con Toni Unzip, Dukwa e il re: Jack Revill ovvero Jackmaster.

Fa un freddo cane e un po’ piove; quando arrivo dopo un’ora di tragitto sono nell’anticipo da fotografa per prendere possesso degli spazi, ci sono alcune macchine parcheggiate, una manciata di coraggiosi che parlano fuori dalle auto, il paninaro.
Prima di andarmene di nuovo, alle 5 del mattino quando il finale è ancora da venire, ripenso a quella specie di calma carica di aspettative. Nel mezzo, una serata incredibile.

Accoglie nei grandi spazi del Link Toni Unzip, che apre letteralmente le danze e rompe il ghiaccio dei primi ingressi.
A differenza di quello che vedo fare nei concerti più “classici”, qui le persone prendono immediatamente posto nelle prime file e iniziano a ballare da subito in un’urgenza che chiarisce e annuncia il mood delle ore successive.

Comincio a fotografare Toni dalla consolle, che spunta da attrezzature luminose delle quali non imparerò mai il nome ma cosa importa, basta che siano a fuoco; muove le mani piano tra vinili e pad luminosi, calmo come se ci fosse solo lui.
Ogni tanto alza lo sguardo come un papa davanti a sé. Altre persone, sempre meno spazio fra l’una e l’altra.

Scendo in mezzo al pubblico, scatto, qualcuno mi chiede dove potranno vedere le foto. Le prime due persone con cui parlo sono fotografi (uno è un ragazzo australiano, l’altra è una signora con dei bellissimi capelli grigi); gli altri mi offrono movimenti, sorrisi, qualcuno della birra.
In ogni caso, sono tutti bellissimi.

Arriva Dukwa (Marco d’Aquino, che se mi leggi sappi che riesco ormai a scrivere il tuo nome in autonomia, sai di cosa parlo), che vanta la propria presenza su Numbers, la label di Jackmaster e Spencer, con il suo “Shattered In a Thousand Pieces“.

È un crescendo di ritmo, il Link si scalda; mi muovo tra la gente sempre con più difficoltà, sempre più divertita. Dukwa sorprende per la forza del suono; il pubblico sembra ipnotizzato, c’è estasi. Scatto tutto quello che posso, ballo anche con qualcuno mentre fotografo; si lasciano tutti andare, e non siamo ancora all’apice.

Eccolo, l’apice: indossa la maglia del Bologna. Il nome sul retro è Jackmaster.

A pochi centimetri da Jack (sì, in quanto fotografa sono una privilegiata) sento il peso del suo sguardo su potenziometri, a decine in una mappa che interpreta solo lui. È COSÌ serio, m’immagino che sia un chirurgo e tutto si infrange quando guardo davanti a me, verso le decine e decine di persone che stanno ballando senza sosta in una mappa che cerco di interpretare con le macchine fotografiche.

Nella pista non esistono coordinate spazio-tempo, solo il ritmo incalzante di questa techno cattivissima e non sgarbata, non si capisce come ma che meraviglia, in questa notte che sembra un rito iniziatico e invece è meglio. È una ROBOT NIGHT, la notte in cui non importa più niente di niente e di nessuno.

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