roBOt Festival 08 – Palazzo Re Enzo diary – all nights

polpetta
Tempo di lettura: 6' min
13 ottobre 2015
Festival, In primo piano, One Shot

mercoledì 07.10.015 – opening party

Kick off. Si parte. La rassegna italiana che racchiude il meglio delle arti visive intrecciate con musica apre di nuovo i battenti per la sua ottava edizione; stiamo parlando di roBOt Festival.

Come ogni anno, l’evento inaugurale della quattro giorni Bolognese si svolge tra le mura antiche di Palazzo Re Enzo, un palazzo storico del tredicesimo secolo incastonato a fianco della magica Piazza Maggiore.

Impossibile non farsi ammaliare da questo complesso: appena giunti nel piccolo cortile interno le mappature video delle mura esterne sono fenomenali.

L’unica sala aperta del Palazzo in questo primo giorno era il Salone dei Podestà, attrezzato di tutto punto per le esibizioni: palco, strutture metalliche per le luci. Ogni cosa era perfettamente in sintonia con le linee morbide e antiche dell’edificio.

Il primo ospite è Jozef Van Wissem, artista olandese che ha totalmente incantato la platea utilizzando un liuto medioevale con il quale ha reinterpretato la colonna sonora del film “Solo gli amanti sopravvivono” trasmesso sul fondo dello stage, dietro di lui. Il mix musica con strumentazione classica – film ha reso il tutto molto organico.

A seguire, Lawrence English, che ha proposto un vero live elettronico, particolarmente mentale e profondo. Le linee di basso continue che hanno caratterizzato per la maggior parte la sua performance erano particolarmente taglienti.

Infine, Biosphere, un vero e proprio pioniere della ambient music e lo ha dimostrato in pieno: le sonorità calde e dirette associate a uno spettacolo visivo di altissimo livello hanno coccolato la platea in un viaggio sonoro di grande qualità.

Ed è solo l’inizio……

WORDS BY LUCA VITALE & JOE ALPACA
PICS BY JANINE BILLY

PICS BY MARILÙ PARISI 

giovedì 08.10.015

Ancora assopiti dal primo giorno siamo già pronti per il day 2.
Il programma della serata era particolarmente succulento : da Flako a KeplerPrimitive Art passando per il quotato Seven Davis Jr. e la tradizione di roBot, Memoryman aka Uovo al comando del suo party made in Bologna “Oh Cristo!”.

Entriamo nel salone del Podestà e Flako è sullo stage. L’abnegazione e il trasporto che trasmetteva durante il suo live set era tangibile e ciò si è riflesso sulla musica proposta: interludi orchestrali alternati a tempestose linee di basso, il tutto con un pizzico di breakbeat. Molto molto interessante e gradevole. Bravissimo.

Ma la sorpresa era dietro l’angolo, l’americano Seven Davis Jr. che nell’ultimo anno ha avuto una ascesa esponenziale davvero pazzesca. Ha all’attivo produzioni meravigliose tra cui Friends, uno dei miei dischi preferiti in assoluto. I suoi suoni sono futuristici, ma strizzano l’occhio al mondo classico con accenni di pura soul music. Eppure la sua performance coglie tutti impreparati: la partenza fulmine con dischi a 128 BPM e cassa dritta mi hanno rimembrato più un set di Dettmann al Berghain che un live set nel contesto di un palazzo storico. Inoltre il live era composto da una dj consolle e un microfono: abbastanza riduttivo chiamare live un setup simile.

Alle 21.00 in punto ci dirigiamo nella Sala degli Atti per assistere al live di Kepler. Kepler è un progetto a tre composto da BXP, Giovanni Sgambato e Apparati Effimeri. Il loro sound è avanguardia elettronica: droni, noise, lead taglienti e casse che arrivano improvvise e pesanti come macigni. Oltre alla musica il loro show è composto anche da visual interattivi e 3D che ti catapultano direttamente nello spazio.

Dopo lo spettacolo di Kepler decidiamo di non cambiare sala per ascoltare Primitive Art: duo italiano formato dal ravennate Matteo Pit e dal bresciano Jim C. Nedd. Il loro è un live che fonde techno, sperimentazione elettronica e ritmiche tribali. Un’ora di live intenso e tagliente che sicuramente non lascia indifferenti.

Quando arrivano le 23.00 ci incamminiamo a prendere un drink e ci piazziamo nel Salone del Podestà per ascoltare una delle colonne portanti del panorama clubbing italiano: Memoryman aka Uovo. Questa volta lo ascolteremo come portavoce del suo progetto bolognese OHCRISTO! . Dj set only vinyl della durata di due ore che attraversa decenni di musica accarezzando dance, house, funk e soul e che per i meno esperti di questi generi è stata sicuramente un’ottima lezione di musica. Memoryman ci accompagna fino alla chiusura di questa seconda serata trascorsa a palazzo Re Enzo.


WORDS BY LUCA VITALE & JOE ALPACA
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venerdì 09.10.015

Eccoci al terzo round in prima serata di questo roBOt08.

Arriviamo intorno alle 20.00 , il tempo di una birra e alle 20.30 ci accingiamo ad ascoltare la performance di Capibara nella Sala degli Atti. Il live dell’artista nostrano dura poco meno di un’ora e, sinceramente, è davvero difficile da definire: tocca svariati generi musicali partendo dall’hip hop passando per il breakbeat tenendo sempre lo sguardo rivolto al funk.

A questo punto della serata il team polpetta si divide, metà resterà nella sala degli atti ad assistere i live di Godblesscomputer e popolus e l’altra metà andrà a sentire Powel e Koreless.

Continuiamo con le performance degli artisti nostrani:

Godblesscomputer, ragazzo italianissimo cresciuto artisticamente tra le file del gruppo rap Il Lato Oscuro della Costa per poi plasmarsi elettronicamente a Berlino. Il suo live è stato impressionante: bassi profondissimi e scanditi da ritmiche lente, accompagnate da atmosfere spaziali e da un trasporto da parte del dj stesso che conferiva quel tocco di emozione a tutta la performance. Decisamente il migliore della giornata, confermando la linea tracciata a Nylon a Vercelli di cui vi abbiamo parlato un mese fa. Occhio a questo ragazzo.

La carica di Godblesscomputer è stata poi ripresa da Popolous subito dopo, anche lui italiano con un background importante: ha collaborato alla realizzazione di vari jingle televisivi e di colonne sonore cinematografiche, ma anche sound designer per eventi di moda e musei. Potremmo riassumere la sua esibizione con la parola energia: la musica incalzante e particolarmente “danceable” ha trasformato la sala in un’arena con balli furiosi, probabilmente non troppo incline alla situazione di Palazzo Re Enzo decisamente più contenuta, eppure divertente e molto apprezzata.

Ora passiamo alle performance degli artisti made in UK:

alle 21.20 circa nel salone del podestà inizia lo show di Powell. Il ragazzone inglese ci lascia davvero “storditi”, la sua techno è sperimentale, è cattiva e arrogante: cambi ritmitici taglienti, sonorità raw e accelerazioni improvvise fanno letteralmente volare il tempo. Davvero un’ottima performance.

Ci rinfocilliamo con un vodka tonic ed è arriva subito il momento di ascoltare un altro artista UK, Koreless. La cattiveria diminuisce ma aumenta l’intensità emotiva e melodica, il live di Koreless è un viaggio che ti trasporta in un sogno fatto di tempi imprevedibili e di suoni onirici che ogni tanto ti cullano e ogni tanto ti riportano alla realtà in quanto diventano di una ossessività disarmante che non ti lascia tregua. Ottima performance, sicuramente da rivedere.

Finita la performance usciamo dalla sala del podestà per assistere, sulla facciata di Palazzo Re Enzo, ai visual del collettivo Delta process.”

Ma non c’era più tempo, era il momento di volare al primo night event della rassegna, a Bologna Fiere. Il menu era composto da artisti altisonantissimi: Squarepusher, Jackmaster b2b Ben Ufo, Nina Kraviz e tanti altri. Peccato per Levon Vincent, schedulato e bloccato all’ultimo momento da un dolore alla schiena che non gli ha permesso di esibirsi a roBOt. Peccato.


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sabato 10.10.015

Quarta e ultima tappa a palazzo Re Enzo, per noi sarà una toccata e fuga in quante alle 22.50 vogliam già essere in zona fiera per assistere al live di Dam Funk.

Arriviamo circa alle 20.15 per assistere al live di Giacomo Mazzucato aka Yakamoto Kotzuga che inizierà alle 20.30 all’interno della sala degli atti. Puntualissimo Giacomo si presenta sul palco e inizia il suo live al quale avevamo assistito qualche mese fa. Ambienti scuri, ritmi imprevedibile e aperture melodiche e malinconiche sono gli ingredienti che, integrati con visual distorti e emozionali, compongono la performance di questo giovanissimo artista. Elettronica di assoluta qualità che consigliamo a tutti di ascoltare e vedere.

Finito lo show di Yakamoto corriamo nel salone del podestà a vedere l’ultima parte della performance di Clap! Clap!

Non riusciamo a immergerci a pieno nel mood giusto poiché passare dal live di Kotzuga al live di Clap! Clap! Non è facile e ci siam promessi di tornar ad assistere a questo live il prima possibile.

Ora è il tempo di trasferirci in zona fiera.


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