roBOt Festival 08 – Bologna Fiere Diary

polpetta
Tempo di lettura: 7' min
14 ottobre 2015
Festival, In primo piano, One Shot

Venerdì 09.10.015
Bologna Fiere – Day 1

Il complesso di Bolognafiere utilizzato per l’evento è un’area di 2 padiglioni e una piccola zona esterna a coprire una grandezza complessiva di circa 40.000 mq. Erano presenti 3 stages: main stage, enorme, con una capienza inquantificabile, il Red Bull stage, leggermente più piccolo e dove venivano proposti gli artisti più sperimentali; infine uno stage all’aperto tra i due.

Primo step: Sherwood & Pinch, due artisti inglesi a cavallo tra la dubstep e la techno. Interessante, peccato per l’orario molto anticipato per una tipologia di musica così hard che ha sicuramente limitato la loro performance. Il pubblico presente era poco, con ampi spazi che non permettevano l’instaurarsi di un ambiente di festa e di carica, pertanto poco probante dal punto di vista dell’ hook dell’esibizione.

All’1.30 precise siamo di fronte al mainstage per ascoltare l’inglese Squarepusher.

Il maestro della drill & bass, l’apocalisse fatta a persona si presenta sul palco con una tuta bianca e una maschera da scherma e un set up davvero impressionante. La sua performance sarà accompagnata per tutto il tempo da visual da attacchi epilettici in sync con la sua musica. Un live affilato e senza pause che lascia impressionati dalla precisione e dalla cattiveria che questa performance propone. Thomas Jenkinson aka Squarepusher iniziò la sua carriera più di vent’anni fà con leggendarie release sulla label Warp ed è considerato uno dei più grandi geni della musica elettronica. Nell’ultima parte di set si toglie la maschera e imbraccia il suo basso per accompagnarci verso la fine dello show con varie improvvisazioni degne davvero di un mito. E’ difficile pensare che una musica così feroce possa anche esser di così gran classe. Genio e mito direi che sono i due aggettivi più consoni per poterlo definire. Irraggiungibile.

Finita la performance del signor Junkinson ci spostiamo nello stage Red Bull Music Academy per gustarci l’ultima parte della performance di Evian Christ alla quale avevamo già avuto il piacere di assistere questa estate al Melt! Festival. Lo show di Joshua Leary è un esempio di come la struttura classica di una canzone possa esser presa e letteralmente distrutta per poi riesplodere in attacchi di noise e ritmiche serrate. Musica di livello assoluto accompagnata da visual altrettanto sublimi. Consigliamo a tutti di andare a vedere un suo show.

Tornando al mainstage la strumentazione del live viene velocemente switchata con quella da dj, appare la ripresa della consolle dall’alto sul megaschermo dedicato alle proiezioni e due sagome non troppo sospette: il b2b tra Ben Ufo e Jackmaster stava per iniziare.

I due artisti, così simili ma così distanti dal modo di intendere la musica, fanno il possibile per trovare un punto di congiunzione nella loro esibizione, col risultato di snaturare in modo deciso la loro idea primordiale di musica. Da un Jackmaster che è il re dei grandi classici house e un dj molto versatile non ti aspetteresti mai il treno techno forsennato e nervoso, mentre il Ben Ufo ovattato e secco che apre a vortici profondi è davvero significativo. Il risultato finale è discreto, mi aspettavo qualcosa di più considerata la caratura tecnica di entrambi ma non c’è mai stata quell’impronta, quello scatto definitivo, quel marchio di fabbrica che avrebbe dovuto imprimere a fuoco il set come tra i più belli di roBOt festival.

A seguire, la miss più desiderata del circuito, Nina Kraviz, ormai più famosa per le sue movenze particolarmente invitanti piuttosto che per la sua idea di musica, la quale trovo sia particolarmente sottovalutata: Nina è una digger per eccellenza, perde ore nei negozi di dischi alla ricerca di qualche gemma rara del passato e non è difficile ascoltare nei suoi set dischi techno di pura 303 o grandi classici del passato in stile Dance Mania o Cabinet, per citare alcune labels.

Il suo set è accompagnato da una folla in delirio, qualche piccolo errore tecnico a livello di mixaggio ma la musica proposta è perfetta per portare il pubblico alla chiusura della prima giornata con il sorriso sulle labbra.

WORDS BY LUCA VITALE & JOE ALPACA
PICS BY JANINE BILLY

PICS BY MARILÙ PARISI

 

Sabato 10.10.015
Bologna Fiere – Day 2

L’ultimo atto è quello decisivo, in ogni ambito, anche nei festival musicali.

A maggior ragione in questo roBOt le ultime cartucce in canna erano a dir poco letali: Tiga (live) e Trentemoeller, più unici che rari in Italia, il live dei Dam Funk, passando dj set come Daphni b2b Floating Points, The Martinez Brothers, Nathan Fake e John Talabot, senza dimenticare Clark e i Siriusmodeselektor.

Alle 22.50 ci fiondiamo nel RBMA per goderci il live di Dam Funk. Questo trio può esser definito tranquillamente come la nuova generazione di scienziati del funk. Questo show live è l’anteprima italiana assoluta del loro nuovo materiale. Suoni funk, vocal caldi e ritmi soft creano il giusto mood per affrontare quest’ultima notte di roBOt festival, una performance di alto livello che lascia tutti soddisfatti.

Finita questa performance il team di polpetta si divide, una parte rimarrà nel RBMA per godersi Nathan Fake mentre l’altra metà si sposterà nel mainstage per lo show di Siriusmodeselektor. Questi ultimi sono l’unione di un vero “topo da studio”, Siriusmo, e due ragazzi che hanno fatto la loro fortuna esibendosi nelle più disparate zone del mondo ottenendo un larghissimo consenso: i Modeselektor. La loro musica è un sapiente mix tra hip hop ed elettronica, accompagnato da visuals divertenti ed esilaranti. Uno show di tutto rispetto che ha fatto breccia anche a roBOt, ottimamente inserito nella programmazione così sperimentale di tutto il festival e largamente applaudito da tutta la platea presente.

A seguire, il live di Tiga. Penso che sia uno dei pochi artisti che non meriti troppe presentazioni verbali, ma che per lui parlino le produzioni: “Pleasure From The Bass”, “You Gonna Want Me”, “Sunglasses at Night”. Tracce che hanno cambiato il corso della musica elettronica in maniera profonda, tracce che sono state considerate grandi hit ma anche grandi innovatrici in un terreno musicale che all’epoca era particolarmente ibrido e non ben definito come oggi. Le aspettative erano altissime e sono state ampiamente ripagate. Il live è un concentrato di emozioni, pure e nude, nella concezione più intrinseca di Elettronica, ed erano anni che non mi capitava di assistere a un live elettronico così di qualità. La rielaborazione di alcuni propri classici è la ciliegina sulla torta di un’ora di godimento puro. Tanti, tantissimi artisti nella sua posizione ancora presenti nel circuito vivono di rendita, Tiga no, anzi, ha mostrato come l’innovazione attraverso la musica non propriamente recente è più che possibile, oserei dire strabiliante. Chapeau.

L’atto conclusivo di tutto il festival era il più atteso: due pietre miliari della musica, due titani, due fenomeni. Mr. Floating Points b2b Daphni, il progetto alternativo di Caribou. Peccato che il loro set si sia rivelato un flop totale: errori nei cambi, dischi sconclusionati, techno poi house, poi techno, poi di nuovo house. Insomma: mancanza totale di sinergia tra i due e un’inaspettata difficoltà oggettiva nel collocare i dischi al momento giusto e nel modo giusto. La pista ha reagito bene ai tanti dischi famosi, come l’M-Plant remix del disco di Floorplan o indimenticabili tracce di Steve Pointdexter, veri e propri frullatori di gambe. Ma l’associazione e la miscelazione sono state totalmente fallimentari. Peccato, capita a tutti di avere una serata storta, anche ai migliori.

Facciamo un flashback e torniamo a mezzanotte in punto nel RBMA poiché è il momento di Nathan Fake.

La sua performance è sublime, lui è l’uomo che prende techno e house e le trasforma in un qualcosa di unico e irripetibile: casse techno e taglienti che lasciano spazio a melodie e ambienti placidi per poi tornare nuovamente in un vortice senza fine. Cosa aspettarsi dal creatore di “The Sky Was Pink” se non una performance impeccabile?

Dopo Nathan torniamo per qualche momento sulla terra e dopo un rapido cambio palco è già il momento dello spagnolo John Talabot. Lui sa cosa fare per far esplodere il dancefloor e dal primo all’ultimo disco è un’emozione continua. Il proprietario di Young Turks ci delizia con chicche del passato e con tracks unreleased che lascieranno il segno nel 2016. Imperdibile.

Dopo il signor Talabot è il momento di Clark. L’artista inglese in questione non si è mai posto nessun limite dal punto di vista creativo e la sua performance ne è la prova. IDM+Techno+Elettronica sono gli ingredienti base del suo live, e lui, li mischia alla perfezione per creare un mood unico, violento e delirante che non lascia scampo al dancefloor. Chris Clark iniziò quindici anni fa rilasciando tracks sulla label Warp (ndr la stessa di Squarepusher) e continua tutt’ora e stupire e a incantare; ogni volta è imprevedibile e ogni volta non è mai scontato. Uno dei nostri preferiti di questa edizione di roBOt08.

Con le gambe rotte e una stanchezza a dir poco dilagante rientriamo verso casa, confrontandoci subito su ciò che è stato per noi roBOt festival: grande organizzazione, davvero minuziosa in tutti i dettagli. Dagli ingressi separati per pass e single tickets, bar organizzatissimi con sistema cashless (cioè ricaricando presso un punto dedicato un braccialetto dotato di sensore permettendo di pagare all’interno del festival semplicemente passando il bracciale sotto un apposito lettore, così da evitare file alla cassa e snellire il servizio) e tante altre piccole peculiarità degne dei grandi festival europei.

Una nota dolente è sicuramente quella dei soundsystem, ci aspettavamo di più, il mainstage ci ha deluso mentre per quanto riguarda lo stage RBMA siamo rimasti abbastanza soddisfatti. Tralasciando Palazzo Re Enzo che essendo un palazzo storico nel pieno centro di Bologna è normale che abbia delle oggettive limitazioni, il mainstage di Bolognafiere mancava totalmente di subwoofers, rendendo ogni basso completamente ovattato e i suoni più accesi che avrebbero dovuto far esplodere la pista erano mozzati da dei diffusori poco adatti per uno spazio così ampio.

roBOt ogni anno si trasforma e cerca di spingersi sempre più oltre.

roBOt non è solo musica, è cultura, sperimentazione e innovazione.

roBOt è il colpo di reni di cui la scena musicale italiana ha bisogno.

Non vediamo l’ora di scoprire cosa ci riserverà nella prossima edizione.

WORDS BY LUCA VITALE & JOE ALPACA
PICS BY JANINE BILLY

PICS BY MARILÙ PARISI

 

 

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