PVP – Nitro: Infamity Show.

md-romero
Tempo di lettura: 4' min
31 gennaio 2018
POLPETTA VIDEO PASSION

Nitro-Infamity-Show

Quando si pensa a Rap italiano automaticamente l’associazione di idee porta a fenomeni costruiti a tavolino il cui capostipite, assemblato da Mauro Reppetto a fine anni ’80 è  Jovanotti, alias Lorenzo Cherubini.
I Rapper italiani sono sempre stati elementi della borghesia, di quella Milano bene che si reinventa, cannibalizzando la scena afroamericana di città come Detroit, New York e Los Angeles. Nigga e Bro diventano Fra’, lo slang feroce del ghetto diventa una filastrocca inoffensiva, le foto segnaletiche e i Feud diventano selfie e schermaglie su Twitter.
La scena Rap italiana è profondamente bianca, inoffensiva, pretenziosa e generalmente priva di qualsivoglia talento capace di rimanere nella storia della musica. Una marmaglia di bambocci figli del benessere che canta e suona di realtà che li competono marginalmente per una ancor più nutrita marmaglia di preadolescenti figli del benessere in vena di una ribellione temporanea, giusto il tempo di finire gli anni del liceo e trovare un lavoro rispettabile.
Da Jovanotti, divenuto il cantante più gettonato ai matrimoni, a Fedez che piange in diretta alle Iene e chiama la polizia perchè intimorito dai vicini di casa, la scena commercialmente più Cool e Underground e troppo criminale (Il sarcasmo è talmente palpabile che me ne scuso) d’Italia, talmente criminale che si sposa bene con le baby gang di teppistelli i cui genitori hanno comprato un cellulare più costoso di un mio rene sul mercato di Bangkok.
Chi vi scrive, alias quel simpaticissimo MD Romero che non perde occasione per gridare a casaccio ingiurie nella direzione della villa di Sting ogni qualvolta passa per la Toscana (Non ho ancora iniziato con te, Sting, ti aspetto al varco), ha ancora nel porta cd della macchina i Wu Tang Clan, 2Pac, DMX, The Notorious B.I.G., Eminem e molti altri mostri sacri dell’Hip Hop e per quanto tenti di ignorare la scena italiana di una forma di musica che ama, per le ragioni sopra citate, non riesce ad esserne indifferente.
Fra i mostri dell’Hip Hop, se mai avrete la sfortuna di salire in macchina con il sottoscritto, il buon MD ha anche gli album di Nitro e non a torto. Nitro è un diamante grezzo nel panorama italiano. La sua voce roca e graffiante si avvicina al mitico DMX, la cattiveria e la velocità, unite alla strafottenza sono vicine ad un Eminem prima maniera, quello parte dei D12, quello che sapeva farti passare da risate sguaiate a rabbia pura fra un verso e l’altro, e in più Nitro una cultura cinematografica eccellente, che gli permette di avere un ampio vocabolario e un comparto di citazioni, molte delle quali tutte italiane e mai banali che sono gioia e gaudio per chiunque le sappia cogliere.

Basti pensare a Baba Yaga nell’album Suicidol, chiara citazione non tanto alla leggenda russa ma al film culto di Corrado Farina tratto da una storia di Valentina di Crepax (e come interpreti il mitico George Eastman, alias Luigi Montefiori e la meravigliosa Isabelle De Funés nel ruolo di Valentina), alla splendida Love Song hardcore Pleasantville di cui avremo modo di parlare o alla traccia di apertura del nuovo album, No Comment, dal titolo Buio Omega, dove testo rimandano al film omonimo di Joe D’amato, uno degli exploitation italiani più perversi e splatter di sempre. Potete quindi capire perchè Nitro meriti un posto di diritto fra le righe di PVP, alla faccia di tutti gli altri rapper italiani. Ma appunto questo è PVP e di videoclip dobbiamo parlare. Quindi bando alle ciance e andiamo a presentare l’ultimo videoclip di Nitro: Infamity Show.

Ah gli anni 70, i basettoni, i completi color mostarda, quell’essere cool e impostato tutto americano (pensavate che non mi sarei scagliato con uno speech anti americano questa volta? sbagliato. Mettetevi in ginocchio sui ceci in punizione) Quelle realtà à là Maury Povich show, à là Oprah o alla David Letterman, parodiati da South Park fin dalle prime stagioni (stagione 2 episodio 6 per la precisione abbiamo il primo episodio dedicato ma fin dagli inizi possiamo vedere Jesus & Pals).

Personaggi pubblici di dubbio gusto che si elevano ad esempi per l’umanità, finte risate, finta costernazione, finta indignazione, vero e puro infame sciacallaggio mediatico. Barbara D’urso o Maria De Filippi non hanno inventato nulla. Hanno solo (o meglio chi per loro) cannibalizzato, masticato, digerito ed espulso una versione italiana di un fenomeno tutto americano (Si noti il parallelo). Infamity Show, diretto da Antonio Usbergo e Niccolò Celaia e prodotto da Salmo, parodizza questa realtà televisiva edulcorata, nei cui retroscena gli Anchormen (fra cui Nitro e Salmo) e gli ospiti si lasciano andare ad alcolismo, abuso di droghe, risse e quant’altro. C’è un sottotesto che ripercorre quel Network (in Italia Quinto Potere) di Lumet per non parlare del film con Will Ferrell Anchorman (sopravvalutato a mio avviso), Rimandi a videoclip come My Name is di Eminem e citazioni a momenti trash della televisione italiana e non come le risse nei talk show e i fuori onda blasfemi del compianto Germano Mosconi.

L’infamity Show del tubo catodico crea un parallelo con i versi del rapper vicentino che si scaglia contro un nuovo tipo di macchina della propaganda dell’indignazione e dell’ipocrisia; ovvero quello dei social network, il mondo di opinion leaders, di polemiche inutili (non serve fare esempi, ne abbiamo praticamente una al giorno) e di fenomeni costruiti in base a like e dislike di un pubblico sempre più vicino alla zombificazione nel senso Romeriano del termine (si intende George A.). Quel mondo immagine di “feste dove tutto è perfetto ma nessuno si diverte” per citare Nitro, dove l’immagine conta più del contenuto, dove ogni persona è convinta di avere una voce ma segue inesorabilmente la massa, divenendo promoter inconscio di un messaggio che verrà sfruttato e politicizzato nei numeri e nei contenuti. Video e singolo, entrambi assolutamente imperdibili, insieme creano un cortocircuito temporale mostrandoci la stessa realtà, o meglio la mistificazione di essa, fatta con mezzi diversi. Infamity Show, e di conseguenza l’album No Comment, è un prodotto fra i più interessanti del 2018 se non il più interessante se ci limitiamo al panorama italiano e il suo autore, Nitro si riconferma come un talento feroce, caustico e geniale che merita un’attenzione ragionata in quanto, non lo ripeteremo mai abbastanza, si dissocia profondamente dall’odierno Hip Hop che vive di immagine e non di contenuti. Nitro is Back, Bitches.

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