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PVP – POLPETTAVIDEOPASSION: Alice Cooper – The Man Behind The Mask (He’s Back!)

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Halloween, la festa pagana più amata dai produttori di dolcetti, dai videonoleggi e dalle associazioni cristiane in costante ricerca di qualcosa da incolpare se le loro progenie sono maleducate, si drogano, bestemmiano, sacrificano vergini ed evocano il maligno nel salotto di casa impestando la casa di zolfo, sangue e budella torna anche quest’anno e il vostro affezionatissimo MD Romero, che approfitta della festa comandata per nascondersi agli occhi delle folle di bifolchi inferociti e darsi ad una maratona di film dell’orrore, non poteva che regalarvi un PVP a tema riprendendo una delle saghe deliziosamente più ignoranti, gratuite e goderecce della storia del cinema. Friday the 13th.

Per chi avesse vissuto sotto un sasso durante gli anni 80 e 90 oppure faccia parte di quelle famigerate famiglie di bacchettoni pronte a interdire ai pargoli la visione dei canali Mediaset perchè non hanno mai trovato morale lo sguardo spiritato di Gianfranco D’Angelo o il pizzetto mefistofelico di Marco Columbro, Friday The 13th è una lunga, saga di pellicole cinematografiche iniziata nel 1980 e proseguita con una certa continuità per dieci capitoli. La trama è semplice: nel 1958 un giovane campeggiatore di Camp Crystal Lake affoga nel lago, mentre i sorveglianti incaricati erano intenti a copulare. Qualche tempo dopo i due giovani vengono trovati trucidati. Il campo viene chiuso e tutti i tentativi di riapertura vengono scoraggiati da varie sventure. Pare, infatti che ci sia una maledizione su Crystal Lake. Questo non ferma Leslie e un gruppo di giovani aitanti decisi, nel 1980 a riaprire il campo. Gli omicidi riprendono con crudele ferocia e ad uno ad uno i sorveglianti vengono trucidati (fra cui un giovane Kevin Bacon) fino a che, nemmeno a dirlo rimane una sopravvissuta che si scontra con il Killer: Pamela Voorhees, madre del piccolo Jason morto annegato nel 1958, e impazzita e schizofrenica. La battaglia è cruenta ma alla fine la giovane Alice (Adrienne King), l’ultima sopravvissuta, riesce a decapitare Pamela, la cui testa cade nel lago. Il giorno dopo, mentre la polizia setaccia il luogo del massacro, Alice viene trascinata in acqua da un orribile e tumefatto Jason in uno dei Jump Scares più celebri e famigerati della storia (gli effetti speciali sono a cura del grande Tom Savini, storico collaboratore di Romero). La ragazza viene salvata dai soccorsi e alla notizia che nessun’altro è stato rinvenuto dal lago, lei, quasi catatonica, si limita a mormorare “Then he’s still there”. Il primo di tanti sequel arriva l’anno seguente (il titolo italiano, L’assassino ti siede accanto, non pose il collegamento al primo capitolo rendendo il film poco visto, così come il terzo capitolo, Weekend di Terrore, entrambi vennero poi ridistribuiti come Venerdì 13 parte 2 e parte 3) dove la protagonista del primo film, verrà uccisa nell’incipit da un’altro assassino che darà la caccia nei boschi ad un altro gruppo di campeggiatori (le morti sono del tutto simili a quelle di Bay of Blood di Mario Bava). La figura, questa volta non è una rediviva Pamela Voorhees ma il figlio Jason, resuscitato inspiegabilmente e divenuto un energumeno deforme, il cui volto è nascosto da un sacco (citazione palese di The town that Dreaded sundown), silenzioso e sanguinario che ritornerà, nonostante l’uccisione da parte degli ultimi due sopravvissuti nella parte terza dove, durante l’ennesimo massacro, si procurerà la iconica maschera da Hockey. La mattanza, non senza abbondanti dosi di nudi integrali, sesso fra teenagers e pessima recitazione, continuerà per diversi capitoli in un crescendo di autoreferenzialità e autoironia che trova il suo picco nella parte VI Jason LIVES! del 1986 che segna una vera e propria svolta della saga trasformando Jason da energumeno deforme con una resistenza incredibile ad essere non morto resuscitato da una scarica elettrica che lo rende immune a qualsiasi cosa. I titoli di testa sono una feroce citazione di 007 in cui al posto dell’agente, dalla Gun Barrel vediamo l’assassino che, invece di sparare affetta lo schermo con il suo iconico Machete (Iconico per modo di dire dato che non esiste arma che il buon Jason non abbia utilizzato). Dalla parte sei abbiamo un crescendo di momenti Camp anche per contrastare il successo della saga di Nightmare che fonda le sue basi nell’autoironia associata all’horror fin dal terzo capitolo. Menzione speciale va nella parte sette dove a contrastare Jason avremo una ragazza dotata di poteri psichici e la mitica parte 8: Jason Takes Manhattan, il cui solo titolo lascia intendere la deriva cialtronesca della serie ( L’episodio 8 contiene la scena preferita di chi scrive in cui un Jason, camminando assolutamente indisturbato per le vie di Manhattan scassa a pedate uno stereo di un gruppo di Punk con esiti esilaranti). Seguiranno i capitoli della New Dimension, dopo che questa ha acquisito buona parte dei diritti dalla Paramount, producendo ciofeche come Jason goes to hell, Jason X (ambientato nello spazio) e l’inutile Freddy VS Jason fino ad arrivare ad un pessimo remake prodotto da Micheal Bay (Sorte analoga capiterà alla saga di Halloween smembrata e rovinata in maniera indefinibile salvo essere salvata in corner e rebootata da Rob Zombie secondo i suoi canoni).

Ora le sorti del franchise di Jason galleggiano in un mare di nulla fra Cunningham (il creatore) la Paramount (produttrice dei primi 8 film), la New Dimension e la Warner Bros. Ed un eventuale e sperato reboot della serie ha subito diversi ritardi fino ad essere cestinato. Non che avessimo bisogno di un altro prodotto targato Friday the 13th dato che è stato sfruttato fino all’osso producendo una serie TV (che non ha nulla a che vedere con la serie) diversi romanzi per ragazzi (Assolutamente divertenti) e due videogame, uno per NES famigerato per la sua difficoltà (il sottoscritto, uno dei pochi ad amarlo, sta ancora cercando di finirlo) e uno, uscito quest’anno incentrato sul multiplayer in uno scontro fra Jason e i sopravvissuti che rende omaggio agli otto capitoli storici della saga.

Ma che saga horror anni 80 sarebbe Friday the 13th senza essere affiancata in fase promozionale a qualche rockstar di grido? Tutti ricorderanno Dream Warriors dei Dokken per Nightmare part 3 e come non dimenticare gli Iron Maiden con Flash of the blade in Phenomena con la giovane Jennifer Connelly? perfino Fulci ha scritturato Keith Emerson per le musiche di MurderRock (con il pezzo Streets to Blame). Friday the 13th non può essere da meno. Mantenendo lo storico compositore Harry Manfredini (creatore dell’iconico sound Ch ch ch Ha ha ha che preannuncia l’arrivo dell’assassino ) serviva dell’heavy metal duro e nessuno è più halloween e grand guignol del mitico Alice Cooper.

Il video mette in scena un cinema gremito di punk rocker e metallari con deliziose ed improponibili capigliature anni 80 apprestarsi alla visione del nuovo capitolo di Friday The 13th, Jason Lives!. Fra gli spettatori c’è anche una coppia di innocui teenagers in vena di popcorn e romanticaglie. All’improvviso, fra una clip e l’altra del film il Jason della finzione sfonda lo schermo ed entra nel mondo reale aggredendo i due teenagers atterriti. Dietro la maschera c’è nient’altro che Alice Cooper in persona che trascina i due nel suo sotterraneo gotico infilandoli in una gabbia (i doungeon medioevali di rara pacchianità erano un must degli anni 80, forti del successo del genere fantasy e di Doungeons & Dragons) Il video prosegue in un tripudio di performance di Cooper con una spiccata dose di autoironia e di alcune clip del film in cui il buon Jason uccide le sue vittime (I dettagli grafici rigorosamente off screen). Il video non spicca per qualità ne per tecniche sperimentali, siamo ben lontani da quel capolavoro di John Landis che è Thriller di Michael Jackson. The Man Behind the Mask, pezzo scritto ad Hoc per il film, altro non è che una trovata commerciale, dopo la delusione del pubblico data dal falso Jason nella parte 5 (che invece, in retrospettiva, rimane uno dei capitoli più intelligenti della saga) la gente chiedeva che venisse prodotto un vero Venerdì 13 con il vero Jason che doveva tornare in qualche maniera, dopo essere stato massacrato definitivamente dal traumatizzato dodicenne Tommy Jarvis (il mitico Corey Feldman) alla fine della parte 4 (il cui sottotitolo è Capitolo Finale). The Man Behind the mask is back, quindi, è tornato, è lui ed è talmente cazzuto da essere invincibile. Il pubblico lo adora e vuole che ad esso vengano dati in pasto baldi giovani per bene non dopo aver mostrato qualche tetta perchè a conti fatti nello slasher movie è cosa logica far il tifo per l’assassino piuttosto che per giovani odiosi, ricchi, stereotipati e privi di pensieri (cosa che non succedeva nella parte 5 che metteva in scena un gruppo di giovani disturbati con diversi traumi psicologici). Questo, Sean S. Cunningham, anche produttore di quel rape & revenge estremo senza alcuna morale che fu L’ultima casa a sinistra a cura di Wes Craven, lo sapeva bene e creò intenzionalmente Friday the 13th con il chiaro intento di trasformarlo in una macchina macinasoldi collaudando una struttura presa in prestito da Halloween di Carpenter e da Bay of Blood di Mario Bava, e adattarla al clichè del campeggio maledetto, classica storia di fantasmi da raccontarsi attorno al falò. Farcirla di morti creative e truculente e non pochi nudi di avvenenti ragazze appena maggiorenni. Quale modo migliore di rilanciare una serie horror che ha appena subito un flop commerciale affiancandola alla moda heavy metal del momento?

Gli anni sono passati e Friday The 13th è caduto nell’oblio. La macchina sfornasoldi si è fermata (per il suo bene) anche grazie alle dispute legali attorno ai diritti del franchise, cosa che purtroppo non è successa con il cult Texas Chainsaw Massacre, progressivamente oggetto di sempre più improbabili reboot e prequel, Nightmare, ormai in odore di un nuovo Remake, così come halloween ed Hellraiser e Child’s Play ancora forte dell’interpretazione di Brad Dourif ma che ha vissuto (con bride of Chucky e Seed of Chucky) un momento di estremo trash che non smette di creare imbarazzo al solo pensiero.

A conti fatti vale la pena dirlo: lo slasher è l’equivalente nell’industria horror dei cinecomics nell’industria degli action. Per avere una ricerca della vera esperienza di terrore lo spettatore deve volgere il suo sguardo a prodotti di nicchia, lontano dagli Stati Uniti, che utilizzano il genere paranormale ed esorcistico per far grossi pipponi sulla fede e sul potere di cristo in croce. Il valore nostalgico di Friday the 13th è proprio questo, la creazione di uno scenario talmente blando e basilare in cui non importa molto della trama o di uscirne non spaventati. I grandi Cult dell’horror hanno tutti delle tematiche forti in partenza che vanno a perdersi con il proseguire dei sequel (eccezion fatta con L’esorcista il cui terzo seguito, diretto da W.P. Blatty e basato sul suo stesso libro GEMINI porta in auge le tematiche del romanzo originale in una veste ancor più terrificante). Nightmare ha la fobia del sesso e il sogno mentre il suo seguito è impregnato di tematiche queer, Texas Chainsaw Massacre porta in scena l’orrore di una famiglia disfunzionale dedita al cannibalismo, il passo successivo alla macelleria del bestiame, Hellraiser parla di perversione e limiti fra piacere e dolore ed Halloween analizza la pazzia.

e Friday the 13th?

Friday ha Tette, culi, sangue, pancetta (sottoforma di Kevin Bacon) e un assassino per cui diviene naturale fare il tifo. Ed è con questo spirito che, il vostro MD Romero vi augura un buon Halloween prima di piazzarsi in poltrona e godersi la tradizionale maratona annuale di Friday the 13th armato di pizza, birra e nostalgia.

 


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"Vivere l'estremo, il brutale, il sublime, il grandioso e l'assurdo per farvelo gustare in parole scritte. La mia condanna, il mio destino, la mia vita."


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