PVP: Pink Floyd – The Wall

md-romero
Tempo di lettura: 3' min
28 marzo 2018
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Parlare dei Pink Floyd non è un incarico da poco. Parlare di The Wall, Magnus Opus di Roger Waters e David Gilmour, lo è ancora meno.

Non è un incarico da poco perché The Wall è un’esperienza fuori dallo spazio e dal tempo. The Wall si avvicina, per struttura, tecnica e narrativa, alle grandi opere della musica classica e della lirica.

Non esiste esperienza musicale che sia intima, autobiografica e universale come The Wall.

Siamo nel 1977. A Montreal, durante un concerto dei Pink Floyd, Roger Waters, bassista della band, sputa addosso ad un membro del pubblico perchè irritato dalle urla della folla. Un gesto che lo porta a riflettere sulla sua condizione psicologica, il suo odio verso le esibizioni dal vivo e il suo distacco emotivo nei confronti del pubblico.

Così, mentre gli altri membri della band sono occupati con progetti solisti, Waters inizia a scrivere quello che sarà The Wall.

La storia narra di un artista di nome Pink, ispirato sia a Roger Waters che a Syd Barrett, i due membri fondatori dei Pink Floyd. A causa di diversi traumi avvenuti nella sua infanzia, Pink, si chiude in un muro psicologico che lo soffoca inesorabilmente, trascinandolo ai limiti della follia.

Diviso in due parti, Infanzia ed età adulta, The Wall mette in scena traumi realmente vissuti da Roger Waters come la morte del padre, la disumanizzazione del sistema scolastico britannico (oggetto di una vasta produzione artistica dal meraviglioso If…con Malcolm McDowell a diversi Sketch dei Monty Python) il divorzio dalla moglie e molto altro.

Il suo divenire una Rockstar lo porta a mostrare la massificazione delle folle dei fan. Esseri innocenti abilmente manipolati da insegnanti, politici e rockstar.

Pink capisce che potrà vincere la propria solitudine in un solo modo: deve analizzare la propria vita. Così si apre un processo mentale (The Trial) il cui esito è immaginato da Pink come una sentenza che lo condanna ad abbattere il muro. Abbattuto il muro, le difese di Pink cadono, costringendolo ad esporsi ai propri simili. Il doppio album si chiude con la ballata Outside the Wall, poesia delicata, dal tono introspettivo, in cui Waters spiega come sia difficile rimanere sempre sani di mente:

 « Soli, o a copie – Quelli che davvero ti amano – Camminano su e giù fuori dal muro – Qualcuno mano nella mano – Qualcuno si riunisce in band – I cuori sanguinanti e gli artisti – Fanno la loro comparsa – E quando hanno dato tutto ciò che potevano – Alcuni barcollano e cadono – Dopo tutto non è facile – Sbattere il tuo cuore contro un muro di pazzi… »

L’opera, nel 1982, ispirerà un lungometraggio musicale diretto da Alan Parker (Evita, Ascensore per L’inferno).

In un tripudio di animazione sperimentale e film metterà in scena il delirio crepuscolare e pessimista di The Wall. Dai bimbi nel tritacarne alle scene di sesso e violenza floreali passando dai martelli che marciano a passo d’oca, Alan Parker mette in scena un capolavoro lisergico e delirante che rivoluzionerà l’immaginario collettivo.divenendo vera e propria colonna visiva del capolavoro dei Pink Floyd.

The Wall, il muro con gli altri, con l’esterno è qualcosa che ognuno di noi ha attorno. The Wall è conseguenza dei nostri traumi, del nostro passato, delle nostre insicurezze causate da un mondo che non è più a misura d’uomo, un mondo che ci fa impazzire.

In ognuno di noi risiedono sia il sociopatico Roger Waters che il folle Syd Barrett. Per questa ragione che The Wall ancora oggi sconvolge il pubblico di ogni età ed è ancora uno degli album più venduti in assoluto.

Ma Waters e Barrett, nel loro genio, presero il volo anche grazie a David Gilmour, membro più equilibrato e tecnicamente più abile della band. David Gilmour porta avanti il nome della band che più ha influenzato la storia della musica e ancora adesso ci insegna ad abbattere il muro.

 

 

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