Back to the Future.

tommi-marchesini
Tempo di lettura: 2' min
9 gennaio 2018
Art, In sintesi
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Tutti noi abbiamo giocato, almeno una volta nella vita, ad un videogioco retrò – chi non ha mai provato Tetris, Super Mario, Pac Mac tenendo in mano un vecchio Game Boy o ancora meglio, un Sega Mega Drive 16 bit (che fra l’altro, l’anno prossimo compie trent’anni) ?

La cosa che più mi colpisce, ripensandoci oggi, è che dopo aver spento la console fischiettavo per ore la colonna sonora, che andava in loop continuo nel mio cervello… quelle cinque note ripetute all’infinito.

Oggi in particolare, dimenticare quei suoni e quelle timbriche è quasi impossibile – la sintesi FM (ovvero il metodo con cui venivano generate queste colonne sonore ipnotiche) è tornata come un boomerang, e ci sta colpendo dritti alle orecchie. Certo, non vuol dire che questi suoni fossero spariti per vent’anni – ma non era nemmeno così facile sentirli in colonne sonore di serie TV famose ambientate nel “sottosopra” degli anni 80, o applicati a generi di musica stampata in “vinyl only”, scanditi con una cassa fissa in quattro quarti.

La sintesi FM è un metodo “caotico”, ma al contempo controllato, per generare delle sonorità. Questo suono parte da due o più “operatori” – pensiamoli metaforicamente come due “scatolette”, una delle quali genera la nota che viene suonata dalla tastiera. Le “scatolette” sono direttamente collegate tra loro e quando esce il suono dalla scatoletta A, la scatoletta B ”perturba” la scatoletta A con un’onda, creando così un suono complesso e imprevedibile. E’ come se il vostro migliore amico si mettesse a cantare a squarcia gola sul terrazzo, mentre voi gli tamburellate le dita sulla gola – più veloci tamburellate le dita, più verrà perturbata la sua voce (assicuratevi che i vostri amici abitino al primo piano).

FM sta per “Frequency Modulation” ed è una tecnica di sintesi sbarcata nell’ambito musicale “mainstream” con il capostipite Yamaha DX7 – il sintetizzatore FM per antonomasia. Fino a quel momento il principio della FM veniva usato per trasmettere dati su onde radio, ma uno smanettone di nome John Chowning decise di portarlo dentro agli studi di registrazione, scoprendone l’impiego in campo musicale nel 1967. Pochi anni dopo, la licenza di brevetto per l’utilizzo della sintesi FM venne venduta alla Yamaha in Giappone, che nel 1983 lanciò il Yamaha DX7.

La Sintesi FM ha una timbrica caratteristica e piuttosto facile da riconoscere. Ha un suono generalmente graffiante e distorto e in alcuni casi, ascoltandola attentamente, si può percepire nel suono il tremolio derivante dalla modulazione degli operatori (le “scatolette” di cui parlavamo prima). Questo tipo di sintesi genera una timbrica che è tutt’altro che morbida e pulita, ed è proprio per questo il suo suono ha una forza evocativa enorme. Si possono creare atmosfere ansiogene, melanconiche o goliardiche (come nel caso del nostri amati videogame) cambiando semplicemente l’ordine in cui vengono disposte le “scatolette” sonore. Si possono riprodurre sonorità “punzecchianti” tipicamente orientali, o atmosfere distorte e confuse con modulazioni casuali. Oggi uno strumento estremamente fedele al DX7, che offre simili possibilità di sperimentazione (forse anche di più) è la KORG Volca FM  che ha il vantaggio di essere leggera e portatile e quindi perfetta anche per i setup live.

La sintesi FM è stata impiegata inizialmente nella Dubstep e nella D&B,ma oggi viene sfruttata anche in generi di musica più ricercati. Ecco un esempio di chi ne fa un ottimo uso:

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