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Il Giovedì di Vith – LIAM AMSTERDAM: PROMOSSO (con riserva)

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7 Aprile 2015. Ore 12.01 Mi trovo davanti al pc mentre aggiorno compulsivamente il mio internet browser sulla pagina della vendita dei biglietti del Lost In A Moment, già tristemente sold out dopo 30 secondi. Si sa, quando si parla del party maestro di Innervisions la corsa al biglietto è una bagarre: pochi minuti, a volte secondi, per accaparrarsi uno dei pochi biglietti messi a disposizione dalla label tedesca. Improvvisamente la scritta AVAILABLE si accende sullo schermo, qualcuno evidentemente non era riuscito a terminare il pagamento. Come un falco mi lancio nella procedura di check-out del mio carrello e puff.. Tickets in the bag! Si va. Felicità alle stelle.

Facciamo un passo indietro: Lost In A Moment è una rassegna di parties organizzati da Innervisions, circa 4-5 all’anno in tutto il mondo che si svolgono nelle ore del giorno, solitamente dalle 14 a mezzanotte. Oltre ad offrire un’ottima musica curata dai boss dell’etichetta, viene organizzato in locations del tutto inusuali e prestate al mondo della notte per una esperienza sensoriale complessiva straordinaria. Trovarsi a ballare buona musica in un castello ottocentesco o in un’ isola deserta non è proprio cosa di tutti i giorni. Nel caso di LIAM Amsterdam, si sarebbe dovuto svolgere nella lontana e suggestiva isola di Pampus, una isola artificiale facente parte della linea difensiva della città di Amsterdam fino al tardo 19mo secolo sulla quale è presente una sorta di fortezza. La lineup prevista era la seguente: Marcus Worgull – Dixon – Job Jobse – Ame (live+dj) e Mano le Tough. Vorrei essere qui a raccontarvi di questo posto fantastico sperduto in mezzo al mare, ma 3 giorni prima dell’evento, come successe a Barcellona durante la Off Week, il party viene cancellato per alcuni permessi negati da parte della amministrazione della capitale olandese rispetto alle modalità di raggiungimento dell’isola, messa a punto per l’evento da Innervisions i quali avevano fissato un area di partenza dalle quali sarebbero dovute partire 10 barche che avrebbero fatto la spola tra la terraferma e l’isola.

Inutile narrarvi del malcontento dilagante su social networks, siti ufficiali, richieste di rimborso non troppo ortodosse e messaggi non troppo simpatici verso Innervisions e la sua organizzazione. Ma la toppa arriva: l’evento viene spostato in una location indoor, aumentando le ore di festa (dalle 16 alle 06 del giorno dopo) al fine di proporre un’esperienza similare a quella che avrebbe offerto Pampus Island. Magra consolazione, ma decidiamo ugualmente di andare nonostante tanti dubbi rispetto alla gestione della diatriba da parte dell’organizzazione.

Traghetto comunale gratuito, servizi di trasporto efficienti al massimo (puntuali e gratuiti) e bottiglie d’acqua in regalo a ogni partecipante. Il viaggio verso la festa mi ricorda perché negli anni mi sono innamorato di questa città così magica e ribollente di divertimento e rigore allo stesso tempo, ma bando alle ciance, a breve vi racconterò qualcosina in più sulla capitale olandese.

Giungiamo alla North Sea Venue, un superclub in stile Space Ibiza con un area esterna chillout davvero ben organizzata: già al primo impatto ci rendiamo conto di quanto la nuova location così comune e similare avrebbe tolto in parte la magia che si innesca ai parties LIAM, una magia austera, difficile da spiegare a parole, così strettamente legata al luogo di svolgimento dell’evento che un semplice edificio di 4 mura non poteva riproporre in nessun modo.

Dixon è al comando delle operazioni musicali, sono le 18 e mai avrei pensato che il Signore Tedesco dopo l’esperienza XL a Firenze si superasse ancora in un orario così poco consono alla sua grandezza. I vocal profondissimi, quasi da brividi, accompagnati da melodie dolcissime con cambi di passo terrificanti e stravolgenti mi rimettono completamente in sesto dopo il mio “voto di sfiducia” dettato dal cambio location. C’è poco da dire: chi vuole godere del miglior Dixon, deve frequentare un party LIAM. No way. Stratosferico.

Sulle ali dell’entusiasmo arriva Job Jobse, padrone di casa, e stare dietro a Dixon non sarebbe stato così semplice; eppure in 2 ore e mezza di set l’olandese convince tutti con un set a cavallo tra grandi classici e promo introvabili, sempre e rigorosamente ottemperanti della mentalità Innervisions riassumibile in poche parole: cupezza, esplosività, atmosfere mistiche. Highlight definitivo del suo set e momento” catartico” di tutto il party la immortale Domino che ha gettato nello scompiglio generale tutti i presenti. Applausi convintissimi al termine del suo set, non era facile “rispondere” a un Dixon così in forma.

Finalmente live, finalmente Ame nelle vesti di Frank Wiedemann, la “mente” del duo. Il setup utilizzato di mixer, machines, effettiere è di grande impatto. E che musica. La partenza molto dura viene subito mitigata da arpeggi quasi commoventi, intermezzi melodici spezzati da colpi di cassa inesorabili ed esclusivamente terapeutici per i piedi che ormai andavano letteralmente da soli. Fantastico anche il filo conduttore che crea con la pista, sguardo alto e sempre sorridente. Raramente ho assistito a lives così empatici, troppo spesso i dj sono troppo impegnati a molestare ogni singolo knob di ogni strumento a disposizione.

L’altra metà della mela Ame, Kristian (dj set) è un vero e proprio shock. Solitamente abituato a set a dir poco astronomici del baffuto tedesco, lenti ma inesorabilmente potenti e ad effetto, si esibisce in una escalation di dischi a 129 bpm più adatti ad un Berghain che a un party così aulico e rispettoso dei suoni di superficie. E’ una doccia fredda, freddissima. Talmente fredda che dopo 4 dischi così arroganti e così lontani da ciò che mi aspettavo e desideravo, alle 3 decidiamo di abbandonare la festa perdendo miseramente un Mano le Tough che avrebbe sicuramente incendiato la folla, ma credetemi, era semplicemente imballabile. La ragione di questa metamorfosi è quasi sicuramente dovuta all’ambiente di Amsterdam, abituata a musica più hard: difficilmente la pista avrebbe retto 14 ore di carezze da viaggio, sicuramente, e per quanto ammiri la duttilità di un’artista trovo assurdo che uno del suo calibro snaturi la propria linea nel nome di ciò che desidera la gente. Peccato.

Torno a casa soddisfatto, ma non quanto basta per gli standard LIAM. Le problematiche di locations e la conseguente decisione di spostare il tutto in una location indoor è stato un handicap troppo pesante per non influire sulla valutazione finale, che si mantiene sufficiente, ma da certi colossi della musica elettronica mi aspetto molto di più. Altra nota dolente: un impianto forte, ma paragonato agli standard olandesi avrebbe fatto buona figura come filodiffusione in un centro commerciale. Un po’ all’Italiana. E citando un caro amico con cui ho condiviso queste riflessioni prima di metterle in calce , è proprio vero: tutto il mondo è paese. Anche ad Amsterdam cancellano le feste. Anche ad Amsterdam ci sono impianti scadenti. Anche ad Amsterdam ci sono disservizi. Per fortuna.

WORDS BY LUCA VITALE

 



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