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Giovedi di Vith: Dimbiman ristampa Iso Grifo!

Le ristampe di dischi persi nel tempo sono una manna dal cielo: se da una parte i collezionisti le maledicono a causa dell’abbassamento di valore che la ristampa attua sulla release originale, dall’altra impreziosisce una o più tracce nel tempo e denotanone una connotazione particolarmente di importanza.

Raramente durante il nostro appuntamento settimanale ci siamo dedicati a questo argomento, eppure quando Mr. Perlon aka Zip ristampa uno dei suoi dischi più influenti, la notizia non può non passare inosservata.

Al giorno d’oggi trovare produttori minimal purosangue che sappiano fondere groove e sperimentazione è alquanto difficile. Negli anni ’90 pullulava di artisti del genere, basti pensare a Daniel Bell, Richie Hawtin, John Acquaviva… E Zip si può tranquillamente catalogare come l’incarnazione principale di questo movimento storico-musicale. Con il suo alias Dimbiman ha realizzato tracce visionarie per l’epoca, contribuendo anche grazie alla sua Perlon in modo impressionante sulla crescita della musica elettronica nel mondo.

“Iso Grifo”, il mitico 3-tracce ristampato lo scorso mese, non solo richiama la coupè degli anni 70′ prodotta da Iso Rivolta ma è anche uno dei capolavori minimal rilasciati da Zip su SL, l’etichetta di Baby Ford, nel 1998. In quel periodo la zona di Francoforte brulicava di talento, basti pensare ai Playhouse di Ricardo Villalobos o Losoul che tracciavano (e tutt’ora è così) la linea per chi si affacciava al minimalismo più spietato.

Per quanto minimal, queste tracce non si possono catalogare in uno stile scuro. I campionamenti vocali che vanno e vengono della traccia “Lava” per esempio rendono la traccia particolarmente “trippy”, e se ci aggiungiamo il cambio di basso subito dopo la metà della traccia diventa inarrestabile. L’ep è caratterizzato da questi cambi repentini di suoni, di inserimenti random di suoni nella traccia rendendole particolarmente imprevedibili. Anche in “Iso Grifo”, dopo il vocal finlandese assolutamente incomprensibile la traccia regala un’esplosione di percussioni penetranti e sussulti improvvisi, riuscendo a fondere perfettamente funky e introspezione, non proprio cosa semplice. Mentre la traccia “Round” verte leggermente verso suoni techno più convenzionali, grazie anche alla parte spezzata centrale dove i vocal vengono eliminati.

Certo, non possiamo definirli dei floor-killer adatti a tutte le piste del mondo, eppure la loro influenza è rimasta pressochè intatta, basti pensare a come girino intorno a questo sound realtà come Closer a Kiev, Sunrise in Romania, e anche alcune serate tecniche di Robert Johnson e Panorama Bar. Questi sono e saranno brani che faranno da capostipite verso coloro che sono ammaliati dalla sperimentazione seppur mantenendo un passo “da pista” e quindi agevoli anche ad un primo ascolto.


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