Aura Expansion

tommi-marchesini
Tempo di lettura: 2' min
30 gennaio 2018
Blooming, In primo piano
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Il passato ritorna sempre – “history repeats itself” dicono gli inglesi. O forse semplicemente va e viene senza sparire mai. A volte, di colpo, ci ricordiamo che il passato esiste davvero e sta dietro a tutto quello che vediamo – il presente ne è solo la conseguenza e l’evoluzione tangibile. Altre volte il passato è un qualcosa di astratto che serve per anticipare il futuro, o per gettare le basi di un’innovazione che porta tutti al passo successivo.

Il passato è sicuramente la fonte di ispirazione per tutto quello che riguarda la scelta stilistica di Aura Expansion. E’ la nuova sublabel di Sleepers, etichetta già conosciuta nella scena e largamente apprezzata dai cultori della “future-retro” su vinile. Dischi, quelli della Sleepers, spesso suonati da abili manovali del vinile che non hanno bisogno di citazione e che solitamente non badano troppo ai kick in 4/4 e agli hats in levare – si focalizzano piuttosto sul lanciare la propria audience in un limbo di arpeggi FM e bassi, che schizzano via come saponette bagnate, ma a cui vale la pena correre dietro. Anche perchè come insegnano i luoghi comuni più originali, senza sapo… musica il mondo sarebbe una grande schifezza.

 

 

Aura Expansion ha fatto il party di lancio lo scorso 16 Dicembre all’OHM di Berlino, location che già dal nome invoglia a mettersi le scarpe di gomma – e chi lo conosce sa che non ha questo nome per caso. L’inaugurazione è stata condotta da Binh, Fah e LCTR Live. Quest’ultimo in particolare ha curato la prima uscita della label, raccontandoci bene dove volesse arrivare tramite “Teal Ranger” – probabilmente la destinazione che si immagina è così lontana che è impossibile da vedere, ma credo che sia facilmente raggiungibile spegnendo le luci e ascoltando le atmosfere che ci propone il conducente.

Ma parliamo di Tysk Raider. Più su Bandcamp  che in vinile, il pilota dello Steiner Parker ci regala dei groove difficili da descrivere a parole. Così come è difficile sceglierne uno da proporvi – la proposta vera è quella di ascoltarli tutti, credo che Tysk parli una lingua universale, facilmente comprensibile da tutti. Se foste in difficoltà tra le curve, o se vi dovesse salire un po’ di nausea da viaggio, prendetevi uno Xos (chissà che non sia davvero qualche antica medicina greca) – il farmaco inizierà ad agire già dopo pochi secondi.

 

 

Per i più impavidi Tysk propone Skeltah, che ogni minuto e mezzo premia gli ascoltatori pazienti con un synth tanto delicato quanto sono ruvidi gli intervalli di basso. Per chi vuole rivivere i momenti in cui si combatteva “il mostro finale” c’è Steiner Parker Breaks. Per chi vuole farsi un giro in bici al tramonto, nella fabbrica abbandonata dietro alla stazione, c’è Molhellis – portatevi una torcia per quando fa buio, e se siete veramente spavaldi, pedalate nella notte fredda ascoltando Coconut Acid. Meno male che c’è sempre Xos, che ci ridona la calma perduta e non serve nemmeno la ricetta medica.  

Ad ogni modo, questa label ne ha davvero per tutti.

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